La sfida principale dell’agrivoltaico avanzato è ottenere una reale sinergia tra produzione agricola e generazione di energia, con decisioni operative che si adattino alle esigenze delle colture in tempo reale. Questo modello supera l’idea di semplici pannelli sopra i campi, puntando invece a un ecosistema dove sensori, controllo remoto e configurazioni impiantistiche tutelano la qualità e la produttività del frutteto. In Italia l’interesse cresce sia tra gli operatori agricoli sia tra gli investitori che guardano a sistemi capaci di offrire ritorni economici e benefici ambientali misurabili. Per le coltivazioni da frutto, la parola chiave è integrazione: il fotovoltaico deve essere progettato per migliorare, non per penalizzare, i cicli fenologici e le pratiche meccaniche in campo.
L’impianto su kiwi giallo realizzato a Faenza da iGreen System è un esempio pratico di questo approccio e dimostra come progettazione e agronomia possano convivere. L’installazione è classificata come Sistema Agrivoltaico Avanzato Elevato: 975,24 kWp installati con 1.512 moduli da 645 W, collocati a un’altezza che consente il passaggio dei mezzi agricoli e la piena operatività del frutteto. L’assetto strutturale e la gestione integrata degli apporti di luce e microclima sono pensati per mantenere standard produttivi elevati e agevolare operazioni come potatura, raccolta e trattamenti. L’esperienza in campo ha attirato professionisti e agronomi che hanno potuto valutare le soluzioni di integrazione tra pannelli e tecnologie di agricoltura di precisione.
Il quadro nazionale indica margini significativi di sviluppo per l’agrivoltaico avanzato: studi settoriali stimano fino a 7,75 GW installabili entro il 2030 con forti ricadute occupazionali e di valore aggiunto. Il sostegno pubblico comincia a tradursi in investimenti mirati, con lo stanziamento di risorse per impianti sperimentali e obiettivi di build-out che favoriscono test su larga scala e raccolta dati agronomici. Tra gli indicatori di riferimento per la valutazione del settore ci sono potenza installata, produzione energetica annua e impatto economico sul territorio; è importante che i parametri siano misurati in modo standardizzato per comparare risultati tra progetti diversi e definire pratiche replicabili. 1.300 GWh annui stimati per il target di produzione associato alle iniziative sperimentali rappresentano un riferimento per le valutazioni di sistema.
1. Altezza dei moduli e clearance per i macchinari agricoli, per garantire operazioni colturali senza impedimenti.
2. Potenza e disposizione dei moduli per modulare ombreggiamento e flussi luminosi a beneficio della fenologia.
3. Sensoristica e piattaforme di agricoltura di precisione integrate per monitorare microclima, umidità del suolo e stress vegetativo.
Dal punto di vista tecnico e agronomico, la combinazione di questi elementi permette di ridurre gli impatti negativi e valorizzare gli effetti positivi, come la mitigazione delle escursioni termiche e la possibilità di regolare l’irraggiamento sulle chiome nei periodi critici. Secondo Simone Fungipane, Founder & Chairman di iGreen System, l’obiettivo è «produrre energia rinnovabile senza rinunciare, anzi migliorando la qualità e la resa della produzione agricola», con soluzioni che bilanciano sostenibilità ambientale e redditività. L’adozione di sensori, modelli previsionali e controlli attivi consente di adattare l’ombreggiamento in funzione delle fasi fenologiche del kiwi, riducendo rischi fitosanitari e intervenendo in modo tempestivo su irrigazione e nutrizione.
Tra le sfide operative e di scala rimangono la necessità di standard normativi chiari, l’accesso a finanziamenti agevolati per le aziende agricole e programmi di formazione specifica per tecnici e agricoltori. Per sfruttare i benefici a sistema è inoltre fondamentale predisporre monitoraggi pluriennali che colleghino dati energetici ad indicatori agronomici come resa per pianta, qualità organolettica e costi di produzione. I prossimi passi previsti includono l’espansione di progetti dimostrativi su diverse specie frutticole, la diffusione di best practice per integrazione strutturale e di controllo e la promozione di partenariati tra imprese agricole, EPC contractor e centri di ricerca per validare risultati su scala produttiva.
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