9 su 10 temono frane: agricoltura tutela, giovani lontani
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9 su 10 temono frane: agricoltura tutela, giovani lontani

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9 su 10 temono frane: agricoltura tutela, giovani lontani

Source: AGRONEWS All news of the source

Secondo la ricerca presentata da Cia-Agricoltori Italiani all'Assemblea nazionale, la percezione del rischio ambientale è alta in Italia e condiziona opinioni e scelte locali. 9 su 10 temono dissesto e tre italiani su quattro giudicano peggiorata la situazione negli ultimi anni, indicando una crescente preoccupazione per frane, alluvioni e cedimenti delle aree collinari. La ricerca evidenzia anche come il legame tra uso del suolo e sicurezza collettiva sia percepito in modo molto netto dalla popolazione. Le dichiarazioni emerse dall'Assemblea sono state accompagnate dalla conferma del mandato di Cristiano Fini alla guida nazionale della Cia, che ha posto il tema della difesa del territorio al centro del dibattito.

L'indagine mostra che l'abbandono delle campagne è visto come fattore chiave nell'incremento del rischio idrogeologico: l'89% degli intervistati mette in relazione diretta mancata manutenzione e aumento delle frane e delle alluvioni. 89% collega abbandono al rischio e oltre l'80% considera il sostegno agli agricoltori non solo un aiuto economico ma un investimento per la sicurezza collettiva. Questo orientamento dell'opinione pubblica apre margini per politiche mirate che incontrino consenso sociale, ma richiede strumenti concreti per tradurre la percezione in azioni sul territorio.

Come ha sottolineato Cristiano Fini durante il suo intervento, l'agricoltore deve essere ripensato come «manager del territorio»: professionista capace di coniugare gestione del rischio, redditività aziendale e innovazione tecnologica. Secondo Fini, la formazione continua è essenziale per trasformare le aziende agricole in presidi attivi contro il degrado e l'abbandono, con piani d'azione che integrino agronomia, pianificazione idraulica e strumenti digitali. Il messaggio politico è chiaro: sostenere l'agricoltura significa potenziare la resilienza ambientale del Paese.

Il vuoto generazionale

La ricerca mette in luce un paradosso: mentre il Paese rivaluta il ruolo strategico della terra, i giovani mostrano scarso interesse per la professione agricola. Tra studenti, disoccupati e Neet, appena il 9% considera l'agricoltura una prospettiva professionale interessante, segnalando un forte gap generazionale che rischia di indebolire la capacità di presidio del territorio nel medio-lungo periodo. A livello culturale, il settore è ancora percepito da molti giovani come faticoso e poco innovativo, nonostante i cambiamenti tecnologici già in atto.

1. Interesse per digitale, marketing e startup tecnologiche.

2. Ricerca di stabilità pubblica e amministrativa.

3. Percezione dell'agricoltura come lavoro fisicamente impegnativo.

Non basta parlare di tecnologia: serve costruire percorsi formativi e di accompagnamento che rendano l'accesso alla terra e la gestione d'impresa attrattivi per nuove generazioni. Incentivi per l'insediamento, contratti di affitto agevolati, accesso al credito e percorsi di mentorship possono ridurre la barriera d'ingresso e valorizzare chi sceglie il settore.

Esistono però tecnologie che possono cambiare concretamente il volto delle aziende agricole e il loro appeal verso i giovani. L'adozione di strumenti digitali e macchine intelligenti permette di aumentare produttività, ridurre rischi e rendere più remunerativa la gestione delle aree fragili. Integrare innovazione e formazione è uno degli assi su cui la Cia intende lavorare nei prossimi mesi.

1. Droni per monitoraggio e interventi mirati.

2. Agricoltura di precisione e sensori sul campo.

3. Intelligenza artificiale per previsione e gestione delle colture.

4. Sistemi di analisi climatica e banche dati territoriali.

Made in Italy e scelte di consumo

Sul fronte dei consumatori, il Made in Italy mantiene un ruolo centrale: per il 51% degli intervistati l'origine italiana è il primo criterio nella scelta dei prodotti alimentari, segno di una forte componente identitaria nel rapporto con il cibo. 51% sceglie Made in Italy, tuttavia l'aumento dei prezzi alimentari ha già spinto quasi metà delle famiglie a modificare abitudini di acquisto, creando tensioni tra fedeltà al prodotto nazionale e vincoli di bilancio. Il tema del prezzo si intreccia con richieste di trasparenza e sostenibilità, soprattutto tra i più giovani che privilegiano eticità e impatto ambientale.

1. Origine del prodotto (Made in Italy).

2. Prezzo e convenienza economica.

3. Stagionalità e sostenibilità.

La minaccia dell'Italian Sounding resta concreta: oltre la metà degli intervistati ritiene che i falsi prodotti italiani all'estero danneggino immagine e vendite del vero agroalimentare nazionale. Allo stesso tempo, il riconoscimento internazionale del cibo italiano continua a rappresentare una leva di valore per l'export e per la reputazione del settore.

Per trasformare la consapevolezza pubblica in prospettive concrete occorrono azioni coordinate: politiche che incentivino la presenza agricola nelle aree interne, misure di sostegno per la manutenzione del territorio, programmi di formazione che uniscano competenze digitali e gestione d'impresa, e strumenti finanziari per facilitare il ricambio generazionale. Interventi su questi fronti possono rafforzare il presidio ambientale e rendere l'agricoltura un'opportunità attrattiva per le nuove generazioni, oltre a sostenere la competitività del Made in Italy sul mercato globale.

Foto - www.corriere.it

Topics: Ecologia & Ambiente, Agricoltura di precisione, IA & Agricoltura digitale

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