Assofertilizzanti lancia un allarme sui costi dell'urea dopo lo shock alle forniture causato dalle tensioni nello stretto di Hormuz, via vitale per circa un terzo dei concimi a livello mondiale, con ripercussioni immediate sui mercati internazionali e sull'approvvigionamento europeo; 80% aumento dei prezzi è la misura dell'impennata registrata nell'ultimo anno, secondo le associazioni di settore, che stanno valutando l'impatto sulle colture e sulla filiera agroalimentare. La stretta sulle importazioni e l'incertezza logistica hanno ridotto temporaneamente le disponibilità commerciali e fatto salire i prezzi spot dell'urea, comprimendo i margini di agricoltori e distributori e alimentando pressioni inflazionistiche sui costi di produzione agricola. Le difficoltà di approvvigionamento si sommano a dinamiche finanziarie globali che aumentano il rischio di volatilità nei mesi a venire e richiedono monitoraggio costante da parte di operatori e istituzioni. Il comparto chiede trasparenza nelle stime di giacenza e misure di solidarietà per le colture più esposte, mentre gli acquirenti industriali valutano coperture contrattuali per limitare l'impatto sulle catene produttive.
L'aumento del prezzo dell'urea si traduce subito in pressione sui costi delle principali colture cerealicole: mais, grano tenero, grano duro e riso sono le più dipendenti dall'apporto di azoto fornito da questo prodotto; la conseguenza probabile è il riversamento di parte degli extracosti sul prezzo finale di prodotti come pane, pasta e riso, con effetti potenziali sulla spesa alimentare delle famiglie. La vulnerabilità è particolarmente elevata nel Bacino Padano, dove la coltivazione cerealicola fa largo uso di fertilizzanti azotati per garantire rese e qualità della granella; gli operatori della filiera molitoria e pastaria monitorano la situazione per adeguare contratti e piani di approvvigionamento. Allo stesso tempo, i trasformatori e le industrie chiedono misure di sostegno temporanee o strumenti di market stabilization per evitare ricadute sui prezzi al consumatore finale.
Sul fronte normativo, l'Italia si trova a dover gestire la prospettiva di un divieto nazionale dell'uso di alcune formulazioni di urea a partire dal 1 gennaio 2028, tema oggi al centro del dibattito parlamentare e delle audizioni tecniche; Divieto in Italia dal 2028 è la scadenza indicata nella normativa in esame, che mira a ridurre le emissioni climalteranti derivanti da pratiche agricole considerate critiche. Nel dibattito è in corso l'esame di un emendamento al Ddl Coltiva Italia che, se approvato, autorizzerebbe l'uso di prodotti innovativi a base di urea dotati di tecnologie mitiganti le emissioni, offrendo una deroga tecnica per favorire transizioni sostenibili senza bloccare le attività produttive. La possibile applicazione di restrizioni più severe impone un confronto tra istituzioni, industria dei fertilizzanti e rappresentanze agricole per definire tempi, soglie e strumenti di accompagnamento che riducano l'impatto sui raccolti e sull'economia rurale.
Nomisma, su incarico di Assofertilizzanti, ha presentato una valutazione tecnico-economica delle alternative disponibili e delle misure di mitigazione: secondo l'analisi, l'urea rappresenta una quota significativa nel bilancio dei fertilizzanti e rimane il principale vettore azotato per le colture cerealicole, tanto che Urea apporta il 44% dell'azoto destinato alle piante pur costituendo circa il 16% del volume totale dei fertilizzanti. Lo studio analizza comparativamente efficienza agronomica, costi unitari e vincoli logistici di opzioni alternative, nonché l'efficacia delle tecniche di gestione per ridurre le perdite di azoto a livello di campo. Tra le soluzioni praticabili emergono sia prodotti alternativi sia tecnologie e pratiche che aumentano l'efficienza d'uso dell'azoto, con differenze marcate in termini di costi, requisiti operativi e tempi di adozione.
1. Nitrato di ammonio e solfato di ammonio come concimi alternativi con diversa efficienza e limiti tecnici.
2. Inibitori dell'ureasi e della nitrificazione per ridurre le perdite e migliorare l'efficienza d'uso dell'azoto.
3. Concimi a lento rilascio e formulazioni ricoperte da polimeri per dosaggi più controllati.
4. Biostimolanti e additivi che aumentano l'efficienza nutritiva delle piante.
5. Tecniche di agricoltura di precisione per ottimizzare le dosi e i tempi di applicazione.
L'impatto economico dipenderà in larga parte dalla durata dello shock di offerta e dalla capacità degli operatori di adottare misure di efficienza: se l'aumento dei costi dovesse persistere, è probabile che parte dell'onere venga trasferita lungo la filiera fino al consumatore, con effetti sui listini delle commodity e sulle scelte di coltura degli agricoltori. Per attenuare gli effetti immediati, le aziende agricole possono accelerare interventi di agricoltura di precisione e sperimentare l'uso di inibitori e formulazioni a maggiore efficienza, operazioni che richiedono però investimenti e tempi di apprendimento. Il settore chiede strumenti di sostegno per la transizione tecnologica, programmi di formazione tecnica e incentivi finanziari mirati per ridurre il rischio operativo legato a cambi repentini di input.
Assofertilizzanti sollecita un percorso coordinato con il Governo e il Parlamento per gestire la transizione normativa e garantire approvvigionamenti stabili durante il periodo di attuazione del divieto, mentre le associazioni agricole richiedono misure di accompagnamento per le aziende più esposte; tra le richieste emergono misure di sostegno temporaneo, sostegno agli investimenti in tecnologie mitiganti e piani per diversificare le fonti di approvvigionamento. Le decisioni legislative e le scelte industriali dei prossimi mesi saranno determinanti per il settore cerealicolo e per la stabilità dei prezzi lungo la filiera alimentare, con la necessità di bilanciare obiettivi ambientali e sicurezza dell'approvvigionamento agricolo.
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