A Nicosia nel 2026 l'Unione europea e i paesi del Mediterraneo hanno rilanciato la cooperazione per ricostituire gli stock ittici della regione e hanno concordato di adottare una nuova Dichiarazione MedFish4Ever nel 2027, con l'obiettivo di definire un programma d'azione per il prossimo decennio. Nuova Dichiarazione MedFish4Ever 2027 enfatizza l'intenzione di tradurre impegni politici in misure concrete e calendarizzate, con particolare attenzione all'applicazione e al monitoraggio dei risultati. La conferenza ministeriale ha raccolto orientamenti per trasformare le strategie regionali in piani operativi nazionali e transnazionali, puntando su misure replicabili e indicatori condivisi per valutare il progresso.
I dati presentati durante i lavori indicano che circa metà degli stock valutati ha già mostrato segnali di ripresa laddove sono state applicate misure di gestione fondate sulla scienza e sul controllo effettivo delle attività di pesca. Metà degli stock in ripresa è emerso come indicatore chiave per misurare l'efficacia degli interventi; esempi concreti includono il miglioramento di alcuni stock demersali in settori gestiti dall'area adriatica dove piani di recupero e misure tecniche hanno favorito il raggiungimento del rendimento sostenibile. Le aree a regime ristretto e l'adozione di attrezzi selettivi hanno dimostrato un effetto diretto sulla riduzione delle catture accessorie e sul miglioramento delle performance biologiche delle popolazioni ittiche.
Parallelamente, la delegazione ha richiamato l'attenzione sui rischi che ancora pesano sul settore: oltre il 50% degli stock valutati rimane sovrasfruttato, la pesca illegale e la sovracapacità della flotta continuano a compromettere gli sforzi di ripristino, e i cambiamenti climatici stanno accelerando i mutamenti nella distribuzione delle specie e nelle dinamiche produttive. Queste pressioni producono effetti socio-economici evidenti, in particolare per le comunità di pesca su piccola scala che registrano redditi stagnanti e difficoltà nel ricambio generazionale, con un progressivo disinteresse dei giovani verso la professione.
I partecipanti hanno indicato cinque aree prioritarie a sostegno della nuova dichiarazione e dell'azione regionale per il prossimo decennio, strutturate per orientare investimenti, normativa e cooperazione tecnica: 1. governance più solida, con enforcement e riduzione della sovracapacità; 2. ripresa guidata dalla scienza, attraverso piani di gestione e aree protette; 3. transizione equa per i pescatori su piccola scala; 4. resilienza climatica per pesca e acquacoltura; 5. solidarietà e partenariato regionale con una CGPM modernizzata.
Per la governance si prevede il rafforzamento dei sistemi di controllo e sorveglianza, la tracciabilità delle catture e meccanismi più efficaci per ridurre la capacità di pesca in eccesso, combinando strumenti normativi e incentivi economici. Nel campo della scienza, l'ampliamento dei piani di gestione basati su valutazioni stock-specifiche e l'inclusione dei pescatori nella raccolta dati e nella ricerca partecipata sono stati indicati come leve capaci di aumentare l'accuratezza delle stime e la compliance delle comunità locali; l'espansione mirata di aree protette e l'uso di indicatori biologici condivisi consentiranno di misurare il ritorno dell'investimento biologico.
Sulle politiche di transizione, la strategia contempla interventi mirati per sostenere i pescatori su piccola scala attraverso misure di credito agevolato, formazione professionale, accesso ai mercati e programmi per il ricambio generazionale e la parità di genere. Il rafforzamento delle filiere locali e il miglioramento della qualità e certificazione dei prodotti ittici sono visti come strumenti per aumentare il valore delle attività e creare opportunità occupazionali giovanili, riducendo la dipendenza da pratiche insostenibili.
Per la resilienza climatica, la nuova agenda intende integrare scenari climatici nelle decisioni di gestione e promuovere pratiche di acquacoltura adattative, oltre a valorizzare opportunità legate alla presenza di specie non autoctone controllate in modo sostenibile. Gli investimenti in monitoraggio ambientale, modellistica predittiva e infrastrutture per l'acquacoltura sostenibile sono previsti per mitigare gli impatti e per favorire una transizione che sfrutti tecnologie a basso impatto e pratiche di allevamento responsabili.
I ministri e i rappresentanti regionali hanno concordato che la prossima Dichiarazione, da adottare nel 2027, dovrà tradurre le priorità in target misurabili, tempi di attuazione e meccanismi di rendicontazione condivisi, sostenuti da partenariati tecnici e finanziari a livello UE e mediterraneo. Cinque priorità per il decennio saranno accompagnate da indicatori di performance e da una roadmap che assegna responsabilità nazionali e regionali, con l'obiettivo di trasformare gli impegni politici in risultati concreti per la sostenibilità biologica e la resilienza socio-economica delle comunità costiere.
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