Secondo Cia Padova e Coldiretti Padova, la filiera del latte nella provincia è in profonda sofferenza perché il prezzo riconosciuto agli allevatori è inferiore ai costi di produzione, con gravi rischi di chiusura per molte stalle; 50 centesimi costo di produzione e 42 centesimi riconosciuti agli allevatori sono i riferimenti economici che segnano lo squilibrio attuale e alimentano l'allarme tra i circa 400 produttori dell'area. La denuncia arriva direttamente dalle associazioni di categoria che chiedono interventi immediati per evitare una contrazione definitiva del comparto lattiero-caseario locale, ricordando che gli allevamenti non possono semplicemente fermare la produzione in risposta a un crollo dei prezzi. Gli allevatori segnalano perdite continue e una progressiva erosione dei margini che mette a rischio investimenti, manutenzione degli impianti e il benessere animale.
L'aumento dei costi energetici e degli input agricoli è indicato come la principale causa dello squilibrio: nel 2026 il prezzo del gasolio agricolo è arrivato fino a circa 1,40 euro al litro e i fertilizzanti, tra cui l'urea, si attestano intorno a 100 euro al quintale in molti mercati nazionali; questi incrementi si traducono direttamente in costi di alimentazione, lavorazione e gestione aziendale. La pressione sui costi si somma a dinamiche di prezzo decise a monte della filiera, dove produttori e allevatori lamentano di non avere sufficiente potere contrattuale rispetto a trasformazione e distribuzione; inoltre la sovrapproduzione a livello europeo mantiene i prezzi compressi nonostante la domanda interna stabile. In questo contesto gli allevatori segnalano che la redditività aziendale viene comprimibile fino a rendere antieconomica la conduzione delle stalle se non si interviene rapidamente sulle regole che governano la formazione del prezzo.
Come spiega Luca Bisarello, presidente di Cia Padova, la pressione sui conti aziendali è cresciuta e i costi fissi pesano sempre di più: secondo le stime locali le spese fisse sono aumentate mediamente tra il 10 e il 15% nell'ultimo anno, un salto che assorbe la poca marginalità residua e rende impraticabile la gestione ordinaria senza supporto. 10–15% spese fisse in più sintetizza la situazione che molti allevatori descrivono come lavorare «in perdita da mesi», con una soglia minima di prezzo necessaria solo per coprire i costi essenziali di mungitura, alimentazione, energia e manutenzione. Bisarello sottolinea inoltre che, a differenza di altre produzioni, l'allevamento è un'attività continuativa e indifferibile: non si possono sospendere i cicli produttivi senza conseguenze elevate per gli animali e per l'organizzazione aziendale.
I dati forniti da Coldiretti Padova offrono un quadro numerico preciso della situazione territoriale: nella provincia sono attivi 423 allevamenti orientati alla produzione di latte con circa 47.800 capi bovini e una produzione complessiva che conferma la rilevanza economica del settore, il cui fatturato regionale viene stimato attorno agli 80 milioni di euro. Nonostante una riduzione del numero di stalle rispetto ad anni precedenti, la quantità di latte prodotta è aumentata, il che evidenzia una maggiore concentrazione produttiva e pressioni competitive sui prezzi; allo stesso tempo la riduzione del numero di aziende accentua il rischio di perdita di presidio territoriale e di biodiversità zootecnica. Coldiretti richiama l'attenzione sulle pratiche commerciali che comprimono i margini e chiede misure per garantire un prezzo equo che tuteli la continuità produttiva senza gravare sui consumatori.
Le associazioni avanzano proposte concrete e misure da mettere in campo a livello locale e nazionale per stabilizzare i redditi degli allevatori e riorganizzare i flussi di valore lungo la filiera; le richieste principali sono rivolte alla politica, alle imprese di trasformazione e alla distribuzione. Tra le proposte ricorrenti emergono quattro linee operative prioritarie: 1. Introduzione di contratti obbligatori e trasparenti di approvvigionamento che fissino prezzi minimi legati ai costi di produzione. 2. Redistribuzione dei margini lungo la filiera mediante accordi interprofessionali e strumenti di trasparenza dei prezzi. 3. Misure di sostegno temporaneo per la liquidità delle aziende e incentivi per la riduzione dei costi energetici. 4. Promozione della vendita diretta e del circuito km zero per valorizzare il prodotto locale e ridurre l'intermediazione.
Per contrastare la crisi immediata, Coldiretti Padova promuove iniziative di prossimità come la vendita diretta e i mercati di Campagna Amica, dove il latte e i latticini prodotti in provincia vengono offerti ai consumatori con tracciabilità e valore aggiunto territoriale; l'associazione ha realizzato degustazioni e distribuzioni di yogurt prodotto con latte 100% padovano per sensibilizzare il pubblico e sostenere i piccoli produttori locali. La strategia del km zero punta a mantenere valore nella comunità produttiva locale, ad accorciare la filiera e a garantire prezzi più equi agli allevatori senza imporre aumenti significativi al consumatore finale, ma le organizzazioni riconoscono che si tratta di uno strumento complementare e non risolutivo rispetto alla necessità di interventi strutturali. In parallelo si chiede maggiore applicazione delle norme che sanzionano pratiche commerciali sleali e la promozione di contratti di filiera per stabilizzare i rapporti commerciali.
Se non verranno adottate misure concrete in tempi rapidi, molti allevatori temono la chiusura delle stalle e una perdita definitiva di capacità produttiva sul territorio, con effetti a catena sull'occupazione rurale, sull'indotto e sulla tenuta del paesaggio agricolo; per questo le associazioni sollecitano un confronto urgente tra istituzioni, trasformatori e distributori per definire soluzioni praticabili. Le proposte includono monitoraggi periodici dei costi di produzione, strumenti di indicizzazione del prezzo del latte ai costi reali e interventi di politica agricola finalizzati a preservare le imprese zootecniche nelle aree a vocazione lattiero-casearia, ma la pressione temporale resta elevata. La richiesta principale delle organizzazioni è che la filiera consideri il prezzo del latte non come una variabile negoziabile unilateralmente, ma come condizione imprescindibile per la sopravvivenza delle aziende agricole e per la sicurezza dell'approvvigionamento locale.
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