L'indagine OriGIn edizione 2026 rileva che le Indicazioni Geografiche a livello globale generano un valore economico significativo e una presenza occupazionale stabile, nonostante un contesto internazionale complesso. Secondo il report, il fatturato complessivo stimato raggiunge 73,1 miliardi di euro, con 58,9 miliardi di esportazioni e 640.000 posti di lavoro diretti, parametri che sottolineano il peso delle IG sulle economie rurali e sui mercati internazionali. L'indagine prende in considerazione sia le IG di grande scala sia le piccole denominazioni che sostengono economie locali, turismo e attività artigianali. I dati raccolti mirano a mappare performance, priorità strategiche e vulnerabilità per orientare politiche di tutela e promozione. Il rapporto evidenzia inoltre l'estensione territoriale complessiva e l'impatto sul turismo enogastronomico come leve di valore aggiunto per le comunità produttrici.
L'analisi 2026 si basa sulle risposte fornite da 32 gruppi di Indicazioni Geografiche provenienti da 20 Paesi distribuiti su cinque continenti, e include settori diversi quali prodotti agricoli, vini, distillati e artigianato. Il panel monitora anche indicatori non strettamente economici: le IG coprono oltre un milione di chilometri quadrati di territorio e attraggono circa 14 milioni di visitatori all'anno, elementi che collegano la tutela dei territori alla redditività e alla resilienza sociale. Il questionario ha raccolto informazioni su vendite, esportazioni, costi di produzione, livelli occupazionali e strategie di governance dei gruppi, offrendo una fotografia dettagliata delle dinamiche oggi in atto. L'approccio comparativo tra grandi e piccole IG permette di evidenziare modelli di successo trasferibili e criticità da affrontare con politiche adeguate. Tra gli obiettivi futuri OriGIn mira a rafforzare attività di capacity building mirate al rafforzamento gestionale e commerciale dei gruppi.
Nel panel italiano sono presenti consorzi e gruppi che rappresentano settori strategici del made in Italy e della valorizzazione territoriale, con esperienza nelle esportazioni e nella tutela legale dei marchi. I consorzi segnalati nell'indagine includono realtà note per la loro diffusione internazionale e per la strutturazione della filiera, che costituiscono esempi concreti di governance collettiva e protezione del valore dei territori. 1. Consorzio Aceto Balsamico di Modena. 2. Consorzio Prosecco Doc. 3. Consorzio Vino Nobile di Montepulciano. 4. Consorzio Prosciutto di Parma. 5. Consorzio Parmigiano Reggiano. 6. Consorzio Grana Padano. 7. Consorzio Mortadella Bologna. 8. Consorzio Franciacorta.
Risultati economici e occupazionali
Le vendite nel 2025 presentano andamenti differenziati a livello di gruppo, con il 42% dei partecipanti che ha dichiarato crescita e il 39% che ha rilevato un calo, segnalando un mercato frammentato e sensibile a shock esterni. I costi di produzione sono aumentati per il 77% dei gruppi intervistati, pressione che incide sui margini e richiede interventi di efficienza e supporto competitivo. Nonostante l'aumento dei costi, il 78% dei gruppi ha mantenuto stabili i livelli occupazionali, elemento che indica un forte impegno verso la coesione sociale e la continuità delle filiere locali. Questo mix di indicatori mostra una capacità di adattamento delle organizzazioni IG, ma anche la necessità di strategie di contenimento dei costi e di diversificazione commerciale. La tutela legale e la promozione rimangono le attività prioritarie investite dai gruppi per difendere quote di mercato e reputazione.
Il sentiment per il 2026 è prevalentemente cauto tra i gruppi partecipanti: quasi la metà del panel (48%) prevede condizioni economiche sfavorevoli, mentre il 42% attende un contesto neutro e solo il 10% si dichiara ottimista. Le principali preoccupazioni segnalate sono riconducibili a fattori esterni che impattano direttamente vendite e accesso ai mercati, rendendo cruciale la gestione dei rischi e la pianificazione strategica. 1. Rischi tariffari e barriere commerciali. 2. Instabilità geopolitica e incertezza economica internazionale. 3. Aumento dei costi di produzione, compresi input energetici e materie prime.
L'indagine introduce un focus inedito sui gruppi, la struttura operativa delle IG, e documenta aspetti di governance spesso rimasti nell'ombra: il 77% dei gruppi dichiara un coinvolgimento elevato dei membri nelle decisioni strategiche, e il 48% rappresenta l'intero insieme degli stakeholder della filiera. Questi dati confermano un modello di governance collettiva, partecipativa e orientata dalla base verso il vertice, che può costituire un vantaggio competitivo nella gestione delle crisi e nella promozione coordinata. La capacità dei gruppi di combinare protezione legale, promozione di mercato e servizi ai membri è indicata come elemento chiave per generare valore sociale, economico e ambientale a lungo termine per le comunità coinvolte. Secondo Riccardo Deserti, presidente di OriGIn, i risultati del sondaggio guideranno iniziative di formazione e rafforzamento istituzionale mirate a trasferire pratiche vincenti e a potenziare la resilienza dei gruppi.
Tra le misure auspicabili identificate dall'indagine emergono interventi concreti per sostenere le IG nella competizione internazionale e nella gestione dei costi, oltre a programmi specifici di capacity building per gruppi di piccole dimensioni. Le priorità indicate includono l'espansione commerciale verso mercati ad alto potenziale, il consolidamento degli strumenti di protezione legale internazionali e l'adozione di pratiche produttive più efficienti per contenere i costi, azioni che richiedono coordinamento pubblico-privato e investimenti mirati. Lo spazio operativo per le IG nel 2026 appare dunque legato alla capacità di innovare modelli di filiera, diversificare canali di vendita e rafforzare la governance collettiva, con un ruolo centrale attribuito alla cooperazione tra consorzi, istituzioni e partner internazionali.
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