Un'app francese di valutazione degli alimenti ha acceso preoccupazioni nell'agroalimentare italiano per l'impatto sulla percezione dei prodotti DOP e IGP; 80 milioni utenti nel mondo e 8 milioni in Italia ne aumentano la diffusione e l'influenza sui consumi. Le associazioni di categoria e alcuni parlamentari chiedono verifiche sulla metodologia e interventi per tutelare le filiere nazionali. Il dibattito riguarda sia la tutela del made in Italy sia la corretta informazione ai consumatori su composizione e porzioni alimentari.
L'app valuta alimenti e cosmetici scansionando i codici a barre e assegnando un punteggio da 0 a 100 calcolato tramite un algoritmo che prende in considerazione grassi, sale e zuccheri su base di 100 grammi, senza tenere conto delle porzioni effettive o del contesto dietetico. L'algoritmo propone alternative considerate più «sane» ma la critica principale è che la metodologia non validata da autorità sanitarie nazionali o europee può fornire indicazioni fuorvianti. L'assenza di validazione scientifica solleva dubbi sull'accuratezza delle classificazioni e sui possibili effetti commerciali sulle produzioni di qualità.
Esempi pratici citati dalle filiere mostrano come prodotti riconosciuti e certificati ottengano valutazioni molto basse dall'app, cosa che ha amplificato l'allarme tra produttori e distributori:
1. Mortadella Bologna Igp valutata 0/100.
2. Bresaola della Valtellina Igp valutata 7/100.
3. Prosciutto di Parma valutato 31/100.
Questi punteggi vengono utilizzati dall'app per suggerire alternative e possono influenzare scelte d'acquisto, soprattutto tra consumatori più giovani e digitalmente attivi.
L'app è disponibile in diversi Paesi, dove è stata scaricata senza necessità di autorizzazioni preventive alla sua pubblicazione, ma con la metodologia di valutazione non sottoposta a validazione ufficiale; è attiva in questi mercati:
1. Regno Unito.
2. Svizzera.
3. Belgio.
4. Spagna.
5. Italia.
6. Francia.
7. Stati Uniti.
8. Canada.
9. Australia.
10. Irlanda.
11. Germania.
12. Lussemburgo.
La normativa attuale non richiede approvazioni preventive per app informative, ma le organizzazioni agricole chiedono trasparenza algoritmica e controllo delle informazioni che impattano il mercato.
La reazione delle istituzioni e delle filiere è immediata: rappresentanti politici e associazioni hanno sollevato interrogativi sulla correttezza informativa e sugli effetti economici. Un deputato della commissione Agricoltura ha presentato un'interrogazione ai ministri competenti per segnalare preoccupazioni e richiedere chiarimenti alle autorità nazionali. I ministri coinvolti nella richiesta di chiarimenti sono:
1. Ministro dell'Agricoltura.
2. Ministro dell'Economia.
3. Ministro della Salute.
Le filiere sostengono che un giudizio algoritmico non validato può essere considerato «pericoloso, fuorviante e antiscientifico» se non accompagnato da adeguate spiegazioni sul metodo.
Dal versante governativo il ministro dell'Agricoltura ha dichiarato di non ritenere il caso equiparabile ad altri sistemi di etichettatura frontale, sottolineando la necessità di lavorare a strumenti informativi nazionali che migliorino la conoscenza del consumatore senza penalizzare prodotti tipici. Confederazioni agricole come Confagricoltura hanno ribadito la contrarietà a schemi che giudichino prodotti DOP/IGP su criteri ristretti, ricordando precedenti segnalazioni all'Antitrust su sistemi di etichettatura ritenuti fuorvianti. Anche Confcooperative Fedagri ha avvertito che la diffusione di valutazioni semplificate rischia di banalizzare l'analisi nutrizionale e di danneggiare produzioni di alta qualità, citando preoccupazioni legate al comportamento dei consumatori più giovani.
Per rispondere alle criticità sollevate, produttori, istituzioni e operatori della filiera propongono una serie di interventi concreti per il 2026 e oltre:
1. Richiedere la verifica della metodologia a enti scientifici nazionali ed europei come l'EFSA.
2. Promuovere maggiore trasparenza algoritmica e accesso ai criteri di valutazione.
3. Sviluppare campagne di educazione alimentare digitali per spiegare porzioni, contesto nutrizionale e ruolo dei prodotti DOP/IGP nella dieta.
Queste azioni mirano a ridurre il rischio di informazioni fuorvianti e a tutelare la reputazione commerciale dei prodotti italiani, mantenendo il diritto dei consumatori ad accedere a strumenti informativi ma con evidenze scientifiche verificabili.
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