Roma — Il dossier "L'agrivoltaico in Italia 2026" presentato al II Forum nazionale sull'agrivoltaico traccia una fotografia della forte espansione del settore nel Paese e individua nodi decisivi per trasformare i progetti in impianti reali. Secondo il rapporto, sono stati selezionati nel PNRR più di oltre 700 progetti selezionati, con una capacità complessiva installabile prossima ai 2 gigawatt. L'incontro a Palazzo Wedekind ha riunito istituzioni, imprese, mondo scientifico e rappresentanti del settore agricolo per discutere regole, tempi e governance della transizione energetica in ambito rurale. Il dossier mette al centro il ruolo degli agricoltori come attori chiave nella progettazione e gestione delle nuove installazioni agrivoltaiche. Le proposte e le criticità emerse indicano che la crescita progettuale può arrestarsi senza interventi normativi e amministrativi rapidi e coordinati.
Benefici agronomici e obiettivi tecnici
L'agrivoltaico viene descritto come una tecnologia integrata, capace di conciliare produzione di energia e pratiche agricole, riducendo l'esposizione delle colture a stress climatici e contribuendo alla resilienza aziendale. Studi sperimentali citati nel dossier segnalano incrementi produttivi per alcune colture e riduzioni dei consumi idrici grazie all'ombreggiamento controllato, mentre la presenza di pannelli può favorire biodiversità e uso sostenibile del suolo. A livello nazionale il PNRR sostiene una potenza installabile stimata in circa 2 gigawatt installabili, con obiettivi di realizzazione già fissati per il prossimo periodo. Per sfruttare questi vantaggi la qualità progettuale è fondamentale: sistemi studiati su colture, terreni e filiere evitano impatti negativi e massimizzano i benefici agronomici.
I vincoli che rallentano la diffusione sono principalmente normativi e autorizzativi: procedure lunghe, criteri non uniformi tra le Regioni e contenziosi locali mettono a rischio la concretizzazione degli investimenti. Legambiente e i partecipanti al Forum sottolineano la necessità di regole chiare e tempi certi per le autorizzazioni, nonché di un coinvolgimento reale degli agricoltori fin dalle fasi progettuali. Il dossier segnala la priorità di evitare approcci frammentati che compromettano omogeneità e qualità dei progetti e richiama le amministrazioni regionali a tradurre gli indirizzi nazionali in scelte operative rapide.
Azioni richieste a Regioni e istituzioni:
1. Accelerare gli iter autorizzativi per progetti agrivoltaici di qualità.
2. Individuare aree idonee aggiuntive rispetto alla pianificazione nazionale.
3. Garantire criteri omogenei tra Regioni per ridurre incertezza normativa.
4. Favorire il coinvolgimento degli agricoltori fin dalle prime fasi progettuali.
5. Sostenere ricerca applicata e monitoraggi agronomici sul campo.
I vantaggi economici e ambientali per le imprese agricole sono molteplici: diversificazione delle entrate, possibile integrazione di tecnologie di precisione e opportunità per le aree interne e marginali. Il dossier sottolinea che l'agrivoltaico può essere una leva per la decarbonizzazione e per l'autonomia energetica locale, purché gli impianti siano pensati in funzione delle esigenze produttive e del paesaggio rurale. Dal livello locale a quello nazionale, la sfida è progettare interventi che generino valore per le filiere agroalimentari senza compromettere la tutela del suolo.
Secondo Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, la svolta politica necessaria richiede una visione strategica di lungo periodo e regole che favoriscano progetti di qualità e la partecipazione delle comunità rurali. Il dossier ribadisce l'obiettivo operativo del PNRR di realizzare 1,04 gigawatt entro la scadenza prevista, indicando la tempistica come banco di prova per misurare l'efficacia delle politiche di sostegno. obiettivo 1,04 GW entro giugno 2026 costituisce una soglia di riferimento per valutare la capacità amministrativa del sistema paese di tradurre i progetti in impianti funzionanti.
Le proposte emerse al Forum invitano a sostenere una campagna territoriale di informazione e confronto tra aziende agricole, imprese delle rinnovabili e amministrazioni locali per costruire progetti condivisi e tecnicamente adeguati. Rafforzare strumenti di pianificazione, semplificare iter e promuovere ricerca applicata sono passaggi concreti per evitare che la fase progettuale rimanga incompiuta. Il dossier di Legambiente sollecita inoltre una politica di incentivi che premi la qualità agricola e ambientale dei progetti, promuovendo standard che possano essere monitorati e verificati nel tempo.
Foto - agricolae.eu