Paolo Inglese: coltivazioni tropicali nel Sud Italia, opportunità e limiti
close_up

Este sitio utiliza cookies. Obtenga mas informacion sobre los fines de su uso y la configuracion de cookies en su navegador. Al utilizar este sitio, usted acepta el uso de cookies de acuerdo con la configuracion actual de su navegador Mas informacion sobre cookies

Paolo Inglese: coltivazioni tropicali nel Sud Italia, opportunità e limiti

Tiempo de lectura: poco mas de 4 minutos

Paolo Inglese: coltivazioni tropicali nel Sud Italia, opportunità e limiti

Fuente: AGRONEWS Todas las noticias de la fuente

Secondo il prof. Paolo Inglese, ordinario del Dipartimento SAAF dell'Università di Palermo, il dibattito sulle coltivazioni tropicali nel Sud Italia richiede oggi un approccio pragmatico e orientato al futuro. Inglese, intervenuto a Macfrut 2026, ha analizzato l'evoluzione della frutticoltura di avocado e mango con un focus sulla Sicilia, sottolineando rischi agronomici e potenziali vantaggi competitivi. L'analisi parte dalla constatazione che la domanda dei consumatori ha guidato l'espansione di queste colture in Italia più di quanto lo abbia fatto il solo mutamento climatico. Il professore ha quindi posto l'accento sulla necessità di strategie locali, ricerca e una filiera organizzata per consolidare il settore nei prossimi anni.

Non è il clima, è la domanda

Inglese ha smontato l'idea che il Sud Italia si stia semplicemente "tropicalizzando": le alte temperature e gli eventi climatici estremi rappresentano spesso un rischio, non un vantaggio, per piante abituate ad habitat monsonici. Secondo il docente, la diffusione di mango e avocado nel nostro Paese è stata trainata dalla trasformazione delle abitudini alimentari e dalla maggiore accessibilità a varietà esotiche, non da condizioni climatiche ideali. La novità nel consumo ha creato spazio commerciale, ma l'adattamento agronomico resta complesso e necessita di evidenze sperimentali e protocolli collaudati. Inglese ha richiamato all'attenzione il fatto che l'appeal culturale non sostituisce la pianificazione tecnica.

Le condizioni meteo estreme — ondate di calore, gelate tardive, grandinate — impongono scelte di gestione che mitigano il rischio fitosanitario e/o meccanico sulle piante. Per questa ragione, molti imprenditori stanno sperimentando strutture di protezione, sistemi di gestione dell'acqua e pratiche agronomiche mirate a far fronte all'aumento della variabilità climatica. La ricerca agronomica deve monitorare la risposta varietale, la fenologia e la resilienza produttiva sul lungo periodo per definire modelli produttivi replicabili. Senza dati locali robusti, gli investimenti rischiano di essere poco remunerativi o vulnerabili.

Vantaggi agronomici e di mercato

Inglese ha sottolineato il vantaggio competitivo della prossimità: la raccolta in pianta e la commercializzazione rapida consentono di ottenere livelli di qualità difficili da replicare per i grandi produttori d'oltreoceano. Il mango siciliano, per esempio, può raggiungere valori di 18 gradi Brix grazie alla maturazione sulla pianta, a fronte di medie più basse per prodotto importato; questa maggiore dolcezza si traduce in intensità aromatica e valore percepito sul mercato. La capacità di offrire un prodotto fresco di giornata riduce i tempi di stoccaggio e la degradazione aromatica e contribuisce a contenere l'impronta carbonica della filiera rispetto ai flussi transoceanici. Questi elementi di qualità sono il principale driver commerciale per le produzioni di nicchia e di prossimità.

Dal punto di vista agronomico, il fenomeno del nanismo nelle piante coltivate fuori dal loro habitat naturale può trasformarsi in un vantaggio operativo: piante più contenute facilitano potatura, gestione della chioma e raccolta, abbattendo i costi di manodopera e aumentando la sicurezza operativa. Inglese suggerisce di orientare le strategie produttive verso formati più piccoli e regolari — i cosiddetti "baby" avocado e mango — rispondendo a preferenze di consumo moderne che privilegiano praticità e porzionabilità. Questo posizionamento è coerente con trend di mercato che premiano qualità organolettica, praticità e riduzione degli sprechi domestici.

Per consolidare il settore sul lungo termine, il professore indica la necessità di una politica attiva sul miglioramento genetico e sul sistema vivaistico nazionale: importare piante e tecnologie dall'estero non può essere la strada principale se si vuole mantenere autonomia e valore aggiunto. La costruzione di un sistema vivaistico italiano richiede investimenti pubblici e privati, programmi di breeding adattati alle condizioni mediterranee e certificazione delle fonti, oltre a centri sperimentali per validare varietà e rootstock. La valorizzazione del territorio, infine, può diventare un forte claim di marketing: la Sicilia, con la sua unicità paesaggistica e calda-eredità agrumicola, offre margini di comunicazione che amplificano il valore locale del prodotto.

1. Sviluppo di un sistema vivaistico nazionale e programmi di miglioramento genetico mirati alle condizioni mediterranee e agli stress climatici.

2. Costruzione di filiere cooperative che riducano la frammentazione territoriale e armonizzino scelte varietali e standard di qualità.

3. Investimenti in ricerca applicata, formazione tecnica e strutture di protezione per aumentare resilienza e sostenibilità produttiva.

Andrea Passanisi, presidente Coldiretti Catania e produttore di avocado, ha rilevato la crescita del consumo pro capite e l'importanza di integrare queste colture senza sostituire il paniere tradizionale, mentre Michele Ponso, da un punto di vista imprenditoriale, ha richiamato l'attenzione sulla necessità di studi di fattibilità, protezioni agronomiche e formazione per evitare improvvisazioni. Passanisi ha inoltre segnalato che nel Sud si contano oggi oltre 100 aziende attive nella produzione di avocado e mango, un dato che indica interesse imprenditoriale ma richiede sistema per tradursi in redditività stabile. Entrambi gli interlocutori hanno richiamato all'urgenza di raccordare mondo produttivo, ricerca e istituzioni per pianificare investimenti coerenti.

Il filo rosso che attraversa tutti gli interventi è la necessità di "fare sistema": qualità del prodotto e qualità della filiera devono essere integrate per competere sul mercato europeo e valorizzare la specificità territoriale. Presentarsi uniti sul mercato permette di raccontare trasparenza, tempi di trasporto ridotti, pratiche etiche e sostenibili, e di costruire un'identità riconoscibile che vada oltre le singole uscite commerciali. Per il futuro immediato si delineano sfide concrete: validazione varietale, strutture logistiche per la minimizzazione dei tempi post-raccolta, e modelli organizzativi che favoriscano economie di scala e tracciabilità.

Foto - www.freshplaza.it

Temas: Sementi & Miglioramento genetico, Frutta, Agricoltura sostenibile

Agronews

Noticias por tema

No puede recordar su contrasena?
Acepto el acuerdo de usuario

Contactar con la redaccion