A Messina nel 2026 prende corpo un progetto di valorizzazione dei qanat, gli antichi cunicoli di origine persiana che trasportano acqua sotterranea per gravità verso le superfici coltivate; Qanat di origine persiana è la definizione che ricorda l'origine storica e tecnica di questi sistemi, concepiti per alimentare campi e orti senza uso di pompe. Le amministrazioni locali, insieme a associazioni di tutela del patrimonio e a tecnici idraulici, stanno mappando il sito per valutarne la sicurezza e la capacità idrica, con l'obiettivo di renderlo accessibile e comprensibile a visitatori, agricoltori e scuole. Il progetto del 2026 si concentra su misure pratiche: consolidamento delle gallerie, installazione di punti informativi e definizione di percorsi didattici e di manutenzione. I lavori sono studiati per interferire il meno possibile con l'assetto agronomico locale e per integrare il sito nelle pratiche di gestione dell'acqua a livello territoriale.
Il funzionamento dei qanat si basa su un principio semplice e resiliente: una galleria inclinata convoglia acqua da falde sotterranee fino ai campi usando la forza di gravità, mentre pozzi verticali regolari permettono aerazione e manutenzione; restauro e fruizione pubblica sintetizza l'obiettivo principale del piano messinese, che punta a combinare conservazione storica e utilità agricola. I tecnici coinvolti spiegano che i pozzi verticali sono elementi fondamentali per la sostenibilità a lungo termine perché consentono ispezioni periodiche e la rimozione di materiali accumulati, riducendo il rischio di cedimenti. Per il territorio, il recupero può ridurre la dipendenza da acqua pompata e contribuire a mantenere microclimi favorevoli per coltivazioni tradizionali e orti periurbani. In questa fase vengono predisposti monitoraggi della portata e della qualità dell'acqua, strumenti essenziali per integrare i qanat nella pianificazione idrica del Comune.
Il restauro presenta vantaggi direttamente rilevabili per agricoltura e ambiente e il progetto 2026 li articola in priorità operative: la sostenibilità dell'irrigazione sotterranea, la tutela del paesaggio rurale e la promozione di filiere agricole locali. Per rendere espliciti i benefici principali, il piano individua tre ricadute pratiche che saranno misurate durante le fasi attuative. 1. Migliore efficienza idrica per coltivazioni tradizionali e orti periurbani. 2. Riduzione dell'evaporazione rispetto a sistemi superficiali e pompati. 3. Valorizzazione del patrimonio culturale come risorsa per agricoltura e turismo.
Dal punto di vista tecnico il recupero dei qanat richiede interventi mirati: messa in sicurezza di ingressi e pozzi, consolidamento delle volte, installazione di sistemi di captazione e derivazione che rispettino il flusso naturale dell'acqua; i tecnici sottolineano come i pozzi verticali siano normalmente distanziati tipicamente tra i 10 e i 30 metri, distanza che facilita controllo e manutenzione senza compromettere la stabilità della galleria. Saranno adottati criteri di minima invasività per non alterare la qualità della falda e per mantenere la continuità idraulica con i campi circostanti, e si prevede l'uso di sensori per registrare portata e parametri chimici in tempo reale. Il progetto include anche attività di formazione per operatori agricoli e volontari sul funzionamento e la manutenzione dei qanat, con sessioni pratiche direttamente sul sito.
L'integrazione dei qanat nelle pratiche agricole locali si accompagna a proposte per il rilancio di colture che storicamente sfruttavano l'irrigazione sotterranea e per nuove sperimentazioni che valorizzino la disponibilità costante d'acqua in periodi critici. Le iniziative previste nel 2026 comprendono convenzioni con aziende agricole per prove di coltivazione a basso input idrico e l'avvio di percorsi didattici rivolti a istituti agrari e università, in modo da trasformare il sito anche in laboratorio di ricerca applicata. L'approccio punta a misurare indicatori concreti come il consumo idrico per ettaro, la resa delle colture coinvolte e la diminuzione dell'uso di energia elettrica rispetto a impianti di sollevamento. La molteplicità di attori coinvolti — istituzioni, mondo agricolo e mondo della ricerca — è pensata per monitorare risultati e replicabilità in altre aree con falde accessibili.
Il progetto messinese del 2026 considera anche aspetti di fruizione e sicurezza: percorsi guidati, segnaletica informativa e piani di evacuazione per l'accesso ai pozzi saranno parte dell'allestimento originario, insieme a pannelli che spiegano la storia e le tecniche costruttive; gestione idrica sostenibile riassume la visione che unisce tutela del patrimonio e uso agricolo efficiente. La valorizzazione dei qanat può costituire una risorsa per la resilienza idrica locale, riducendo la pressione sulle risorse superficiali nei mesi estivi e offrendo alternative a tecniche energivore. Nei prossimi mesi sono previste ulteriori misurazioni e bandi per finanziare il completamento del restauro e le attività di promozione, con l'intento di coinvolgere cittadini, agricoltori e visitatori nella gestione attiva del sito.
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