Confagricoltura Donna ha presentato a Roma nel 2026 il "Documento di Roma", un manifesto di proposte per sostenere l'imprenditoria agricola femminile e colmare i divari di genere nel settore. Secondo la ricerca del Centro Studi di Confagricoltura con il CREA, in Italia sono presenti 400.000 aziende agricole guidate da donne, pari a un terzo del totale nazionale, un dato che conferma il peso crescente delle donne nel primario. Al convegno "L’Agricoltura è Donna. Leadership femminile per coltivare il futuro" la Presidente di Confagricoltura Donna, Alessandra Oddi Baglioni, ha ribadito la necessità di tradurre il riconoscimento simbolico in strumenti concreti per lavoro, innovazione e welfare rurale. Il sottosegretario del Ministero dell’Agricoltura, Patrizio Giacomo La Pietra, ha sottolineato l'importanza dei servizi essenziali nelle aree interne — sanitari, scolastici e di cura dell'infanzia — come condizioni per permettere alle imprenditrici di operare e crescere.
La ricerca evidenzia luci e ombre: le aziende guidate da donne registrano una crescita della superficie agricola utilizzata superiore a quella degli uomini, con una dinamica di crescita della Sau molto più marcata, e presentano una maggiore meccanizzazione e intensità di lavoro. Nel confronto europeo, Italia e Romania risultano i paesi con il maggior numero di imprese agricole femminili, contribuendo per oltre la metà al totale comunitario. Tuttavia permangono forti squilibri economici: le aziende femminili continuano a percepire redditi medi inferiori rispetto a quelle maschili e, a livello PAC, le donne sono beneficiarie di una quota rilevante di aziende ma ricevono una porzione molto più ridotta dei pagamenti agricoli.
Viticoltura senza gender gap emerge come caso virtuoso: il vino è il settore in cui l'imprenditoria femminile non manifesta il consueto divario di genere e le aziende vitivinicole guidate da donne mostrano trend di crescita superiori rispetto a quelle maschili. Testimonianze dirette, come quella di Michela Marenco della cantina Marenco Vini, evidenziano la capacità delle imprenditrici di creare reti associative, scambio di conoscenze e processi di aggregazione che favoriscono competitività e innovazione. Anche produttori nelle aree del Prosecco segnalano come nelle piccole aziende la leadership femminile abbia un impatto positivo sulla tutela del territorio e sulla qualità produttiva.
Il "Documento di Roma" sintetizza le richieste in un manifesto programmatico articolato in sette punti, rivolti a istituzioni e politiche agricole; le richieste principali sono:
1. Riconoscere pienamente il ruolo delle donne nell’agricoltura.
2. Ridurre il divario tra aree urbane e aree rurali.
3. Rafforzare la leadership femminile e la partecipazione alla governance.
4. Sostenere l’imprenditoria agricola femminile con strumenti adeguati e accessibili.
5. Promuovere innovazione, formazione e conoscenza come beni accessibili.
6. Valorizzare il ruolo sociale, ambientale ed economico dell’agricoltura femminile.
7. Costruire una nuova politica agricola realmente inclusiva.
La presidente Oddi Baglioni ha anche chiesto l'istituzione di un ufficio dedicato all'imprenditoria femminile presso il Ministero, per coordinare politiche, accesso al credito, supporto alla formazione e facilitare l'accesso alla terra. I rappresentanti istituzionali presenti hanno riconosciuto la necessità di misure integrate: oltre agli incentivi economici servono infrastrutture, servizi socio-sanitari e formativi, nonché interventi per migliorare l'accesso al credito e ai pagamenti Pac destinati alle aziende femminili. Il manifesto chiede inoltre che innovazione e formazione siano rese effettivamente accessibili alle imprenditrici, con percorsi mirati e finanziamenti dedicati.
I dati sottolineano anche caratteristiche strutturali: le aziende rosa tendono a essere più piccole in termini di dimensione media ma registrano un aumento della Sau più rapido rispetto ai colleghi maschili; la meccanizzazione nelle aziende guidate da donne è più elevata e la sua crescita è stata più rapida nell'ultimo decennio. Questi elementi indicano che le imprenditrici stanno investendo in produttività e tecnologia, ma rimangono vincoli nell'accesso ai mercati, nelle risorse finanziarie e nelle reti di valore che limitano il pieno sfruttamento del potenziale competitivo.
La coincidenza con il 2026, proclamato Anno Internazionale della Donna Agricoltrice dalle Nazioni Unite, ha dato ulteriore impulso alle richieste: Confagricoltura chiede che il riconoscimento globale si traduca in politiche nazionali concrete e misurabili. Tra le proposte operative avanzate ci sono misure per favorire l’accesso alla terra per le donne, strumenti finanziari dedicati, programmi di formazione tecnica e manageriale, e incentivi alla creazione di reti cooperative femminili che possano valorizzare filiere locali e prodotti con identità territoriale. Interventi su questi fronti sono ritenuti strategici per la resilienza delle filiere, la sicurezza alimentare e la coesione delle comunità rurali.
Al convegno hanno partecipato anche rappresentanti dell'organizzazione agricola nazionale e produttori locali, che hanno posto l'accento sull'importanza di integrare le azioni di politica agricola con misure territoriali di welfare e infrastrutture digitali. I promotori del Documento di Roma chiedono monitoraggio periodico degli indicatori di genere nell'agricoltura e l'inserimento di target specifici nelle politiche pubbliche per misurare i progressi verso una maggiore equità nelle risorse e nelle opportunità.
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