Cittadini e partiti: no all'impianto fotovoltaico a Marignano
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Cittadini e partiti: no all'impianto fotovoltaico a Marignano

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Cittadini e partiti: no all'impianto fotovoltaico a Marignano

Fuente: AGRONEWS Todas las noticias de la fuente

Secondo il circolo cittadino di Fratelli d'Italia e da gruppi di residenti locali cresce l'opposizione al progetto che prevede la realizzazione di un impianto fotovoltaico di circa 45 ettari in contrada Marignano, a Potenza Picena. Residenti e associazioni hanno promosso iniziative pubbliche e firme online per chiedere una revisione della proposta e la tutela delle colture e del paesaggio agrario, richiamando l'attenzione sulle conseguenze dell'occupazione di terreno agricolo fertile. Diverse sigle politiche e civiche sottolineano la necessità di un confronto pubblico trasparente durante le fasi autorizzative, con valutazioni ambientali e territoriali adeguate. L'attenzione è rivolta non solo all'impatto paesaggistico ma anche agli effetti sulla produttività agricola e sulla biodiversità del territorio.

Secondo il circolo di Fratelli d'Italia, la mobilitazione è motivata dalla volontà di evitare che logiche speculative prevalgano su usi consolidati del territorio; il partito ribadisce il rifiuto di impianti a terra che cancellino funzioni agricole e identitarie del paesaggio. Il loro intervento invita all'adozione di soluzioni che coniughino transizione energetica e conservazione del suolo, promuovendo il coinvolgimento della cittadinanza in tutte le fasi decisionali. Tra le richieste politiche c'è la predisposizione di strumenti urbanistici che limitino l'uso di terreni agricoli per grandi impianti a terra, riservando queste superfici alle produzioni locali. Le forze di opposizione auspicano un profilo trasversale della difesa del territorio, coinvolgendo associazioni ambientaliste e produttori agricoli.

Il consigliere comunale Richard Dernowski, esponente del gruppo di minoranza Idea Futura, mette in evidenza che "il problema non è il pannello solare in sé, ma dove e come viene installato" e richiama all'importanza di preservare superfici coltivate come luoghi di produzione economica. Dernowski propone che la priorità per nuove installazioni fotovoltaiche vada alle coperture già esistenti e a superfici non agricole, promuovendo meccanismi di incentivazione mirati per evitare la conversione a uso energetico di terreni produttivi. Il dibattito tecnico-politico si concentra quindi su strumenti normativi e fiscali per riequilibrare la convenienza economica tra impianti a terra e soluzioni su strutture edilizie.

1. Priorità all'installazione sui tetti di capannoni industriali e commerciali.

2. Sfruttamento di parcheggi pubblici e privati con coperture fotovoltaiche.

3. Recupero energetico di aree industriali dismesse e brownfield.

4. Utilizzo di superfici impermeabilizzate e ridotte funzioni agricole.

Dal punto di vista economico e burocratico, diversi osservatori segnalano che la realizzazione di grandi impianti a terra risulta spesso più conveniente e più rapida dal punto di vista autorizzativo rispetto alle soluzioni distribuite su tetti e strutture esistenti. Tale squilibrio normativo incentiva investimenti che possono entrare in conflitto con la tutela del suolo agricolo; per questo vengono avanzate proposte concrete come incentivi tariffari per il fotovoltaico su coperture, procedure autorizzative semplificate per interventi su superfici già impermeabilizzate e limiti di trasformazione per aree agricole vocate. Alcune proposte tecniche menzionano anche l'adozione di criteri di priorità nelle gare e nelle concessioni pubbliche.

Gli effetti su produzione agricola e ambiente sono al centro delle critiche: la sottrazione di circa 45 ettari (circa 450.000 m2) di terreno agricolo rischia di ridurre capacità produttiva locale, alterare rotazioni colturali e diminuire habitat per insetti utili e biodiversità del suolo. In alternativa al semplice impianto a terra, operatori e tecnici propongono soluzioni come l'agrivoltaico, che integra moduli fotovoltaici con colture sottostanti con regimi gestionale e progettuale specifici per ridurre l'impatto sulla produzione. L'adozione di sistemi ibridi richiede però linee guida tecniche, sperimentazioni locali e incentivi mirati per risultare realmente compatibile con le pratiche colturali del territorio.

Sulla dimensione amministrativa e normativa, il Comune è chiamato a valutare il progetto tramite strumenti urbanistici e valutazioni di impatto ambientale, tenendo conto di vincoli paesaggistici e della vocazione agricola della zona. Le richieste dei cittadini e delle forze politiche puntano a una pianificazione energetica che identifichi aree idonee escludendo terreni coltivati di pregio e favorendo riuso urbano e industriale. Le prossime settimane vedranno incontri pubblici, raccolta di firme e interlocuzioni con associazioni ambientaliste per provare a orientare le scelte verso soluzioni che coniughino transizione energetica e salvaguardia del capitale agricolo locale.

Foto - www.ilrestodelcarlino.it

Temas: Agricoltura sostenibile, Ecologia & Ambiente, Terreni agricoli & Valori fondiari

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