Indagine Conaf-Fidaf: l’agronomo, professione dai molti percorsi
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Indagine Conaf-Fidaf: l’agronomo, professione dai molti percorsi

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Indagine Conaf-Fidaf: l’agronomo, professione dai molti percorsi

Source: AGRONEWS All news of the source

A Roma è stato presentato il rapporto congiunto di Conferenza Nazionale A.G.R.A.R.I.A., CONAF e FIDAF che delinea l’evoluzione delle professioni agrarie e forestali nel 2026; il documento mette al centro la spinta della transizione ecologica e dell’innovazione tecnologica come fattori strutturali che ridefiniscono i profili professionali. Secondo Andrea Sonnino, presidente FIDAF, lo studio non è solo una ricognizione settoriale ma uno strumento per orientare scelte politiche e formative coerenti con la crescente centralità del sapere tecnico-professionale agrario. Il rapporto segnala opportunità diffuse per crescita professionale e richiama la necessità di politiche che sostengano percorsi interdisciplinari e l’adattamento delle competenze alle trasformazioni in corso. tasso di occupazione oltre il 90% è uno dei dati che rafforza la validità della professione nel mercato del lavoro contemporaneo.

L’analisi dei percorsi formativi evidenzia un significativo ampliamento dell’accesso alla professione e una riorganizzazione dell’offerta accademica verso indirizzi ibridi e interdisciplinari; il rapporto indica aumenti importanti nelle iscrizioni e nelle lauree con specifiche concentrazioni disciplinari in crescita. 63,2% aumento laureati magistrali e 44,7% aumento lauree triennali sono gli incrementi segnalati dall’indagine, segno di una domanda formativa in espansione e di studenti che privilegiano percorsi che combinano agronomia, tecnologia e economia. I corsi che hanno registrato le maggiori crescite numeriche includono:

1. Scienze e tecnologie alimentari con +512 iscritti.

2. Scienze per la cooperazione allo sviluppo con +447 iscritti.

3. Scienze e tecnologie agrarie con +400 iscritti.

Oggi oltre trenta percorsi universitari consentono l’accesso all’esame di Stato per le professioni agrarie e forestali, coprendo competenze che vanno dalla biologia applicata all’ingegneria del territorio fino all’economia aziendale. Questa pluralità di accessi rafforza la dimensione interdisciplinare della professione e richiede un allineamento continuo dei piani di studio con le esigenze del mercato e delle transizioni ambientali. Formazione continua e aggiornamento professionale emergono come leva strategica per garantire competitività e capacità di innovazione delle nuove generazioni di professionisti.

Dal punto di vista occupazionale il comparto mostra indicatori positivi e tempi di inserimento rapidi nel mondo del lavoro; il rapporto segnala che una quota rilevante di laureati trova il primo impiego entro sei mesi, con una crescita ancora maggiore per le coorti più recenti. La stabilità contrattuale è elevata: una larga parte dei professionisti dichiara di svolgere lo stesso lavoro da oltre cinque anni, con continuità maggiore tra i liberi professionisti rispetto ai lavoratori dipendenti. Il livello di soddisfazione professionale è alto: circa il 70% dei liberi professionisti e il 65% dei dipendenti attribuiscono un punteggio medio-alto alla loro esperienza lavorativa.

Sul piano economico il settore ha registrato un aumento reddituale medio significativo, confermando una tendenza positiva della remunerazione delle competenze agrarie e forestali; parallelamente permangono criticità legate a burocrazia, concorrenza e volatilità del mercato primario. incremento reddituale medio 24,5% è il valore che sintetizza il miglioramento medio della componente economica del comparto, mentre circa il 18% dei professionisti esprime valutazioni negative per ostacoli strutturali che richiedono interventi mirati.

I principali driver di sviluppo indicati dagli iscritti si concentrano all’intersezione tra agronomia, ambiente e digitalizzazione; il rapporto quantifica i settori con maggior margine di crescita come segue:

1. Innovazione tecnologica in agricoltura (57,7%).

2. Consulenza aziendale (40,2%).

3. Certificazioni di qualità (39,5%).

4. Gestione ambientale e forestale (35,0%).

La propensione positiva verso queste aree interessa oltre la metà dei professionisti, ma la transizione richiede investimenti formativi e strumenti di accompagnamento che rendano la formazione continua una infrastruttura strategica e non un adempimento burocratico.

La demografia professionale mostra una sostanziale tenuta dell’Albo, con una lieve flessione nel 2026 e un ricambio interno guidato dalla fascia under 35 che supera il 14% degli iscritti; aumentano anche le qualifiche “junior” nella Sezione B dedicata ai titolari di laurea triennale. La componente femminile si attesta al 20,5% degli iscritti nel 2026, con un trend di crescita costante che tuttavia non si è ancora tradotto in piena parità retributiva e nelle condizioni di lavoro, richiedendo politiche dedicate per la conciliazione lavoro-vita. Come sottolinea Mauro Uniformi, presidente CONAF, «le professioni agrarie e forestali non possono più essere considerate solo sbocco specialistico di settore, ma devono diventare leve di interesse generale in quanto già immerse nei processi di trasformazione che segneranno il futuro del Paese e dell’Unione europea».

Foto - www.informatoreagrario.it

Topics: Agronomia, IA & Agricoltura digitale, Istruzione & Formazione

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