Secondo Simone Solfanelli, direttore di Coldiretti Siena, nel 2026 il tema dell'origine degli alimenti resta centrale per la fiducia dei consumatori e la tutela delle imprese agricole; Coldiretti evidenzia come l'attuale normativa comunitaria sull'ultima trasformazione favorisca pratiche che mascherano l'effettiva provenienza delle materie prime. normativa europea sull'ultima trasformazione è ritenuta da Coldiretti una falla che consente a prodotti con ingredienti esteri di essere etichettati come italiani se l'ultima fase di lavorazione avviene in Italia, e per il 2026 l'organizzazione chiede chiarimenti legislativi e controlli più stringenti per contrastare il fenomeno. Il richiamo di Coldiretti Siena pone l'accento sulla necessità di trasparenza per preservare la reputazione delle filiere locali e la scelta informata dei consumatori.
Un meccanismo spesso citato come esempio riguarda il comparto lattiero-caseario: semilavorati o cagliate provenienti dall'estero possono essere trasformati in Italia e commercializzati come mozzarella italiana, mentre nel settore delle carni tagli e lavorazioni finali effettuate nel nostro paese permettono analoghe etichettature. Questa pratica genera confusione perché l'indicazione di origine non sempre specifica l'origine degli ingredienti principali, ma solo il luogo dell'ultima lavorazione, e per i consumatori la distinzione è difficile da percepire al momento dell'acquisto. consumatore spesso ignora l'origine reale del prodotto, secondo Coldiretti, con impatti diretti sulla scelta e sulla fiducia verso i marchi italiani.
Coldiretti stima un impatto economico significativo a livello nazionale, segnalando una perdita di valore per le imprese agricole italiane che si traduce in minori ricavi per chi produce la materia prima e in indebolimento delle filiere territoriali; l'organizzazione indica come riferimento una stima di danno complessivo che viene valutata intorno ai 20 miliardi di euro. Danno stimato di 20 miliardi è citato come indicatore della portata del fenomeno, che secondo l'associazione si riflette anche in minori prezzi pagati agli agricoltori, perdita di quote di mercato per le produzioni autentiche e aumento della concorrenza sleale. Per il 2026 Coldiretti chiede politiche e misure che ricostruiscano trasparenza e valore aggiunto alle filiere italiane, anche per sostenere i redditi agricoli e la qualità del paniere nazionale.
1. Penalizzazione delle imprese agricole locali con perdita di valore e reddito. 2. Riduzione della chiarezza informativa per il consumatore e difficoltà nella scelta consapevole. 3. Rischi specifici per comparti come l'industria lattiero-casearia e la lavorazione delle carni.
Tra le proposte avanzate per il quadro normativo 2026-2027 Coldiretti sollecita l'introduzione di regole più stringenti sull'etichettatura per singolo ingrediente, l'obbligo di indicare in modo leggibile l'origine delle materie prime principali e l'armonizzazione delle diciture a livello europeo per evitare ambiguità. A livello operativo si propongono strumenti di tracciabilità digitale accessibili al consumatore, come QR code che rendano consultabili, in modo semplice e verificabile, provenienza e fasi di lavorazione, insieme a controlli ufficiali rafforzati e sanzioni mirate per le violazioni che sfruttano il principio dell'ultima trasformazione sostanziale. Le misure auspicano inoltre incentivi per le filiere corte e certificazioni che valorizzino effettivamente il valore della materia prima italiana.
Coldiretti Siena invita istituzioni locali, autorità nazionali e istituzioni europee a intraprendere interventi rapidi nel 2026 che ripristinino trasparenza e tutela delle filiere; l'associazione sottolinea la necessità di campagne informative rivolte ai consumatori per rendere le etichette più leggibili anche per le fasce di età avanzata e di programmi di controllo per verificare la corrispondenza tra materia prima e indicazioni commerciali. Le azioni proposte mirano a rafforzare la fiducia nel sistema agroalimentare italiano, ridurre il fenomeno dell'Italian Sounding e assicurare che la dicitura "Made in Italy" rifletta effettivamente valore, qualità e origine delle produzioni italiane.
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