Secondo il ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida, le proposte di etichettatura che hanno l'effetto di allarmare il consumatore non sono accettabili per l'Italia e per il comparto vitivinicolo nazionale, perché non spiegano il prodotto e finiscono per danneggiarlo sul mercato estero e interno, ha dichiarato il ministro durante un incontro a Roma con il Commissario Ue Olivér Várhelyi; non accetteremo etichette condizionanti è il messaggio che l'Italia porta nelle sedi europee. Il ministro ha sottolineato che la linea italiana punta a conciliare informazione e tutela della tradizione enologica, evitando messaggi che possano essere interpretati come stigmatizzanti per il vino e per le sue filiere produttive. La posizione del governo è sostenuta, secondo Lollobrigida, da studi e dati presentati alle istituzioni Ue per dimostrare l'importanza di un'etichettatura equilibrata e contestualizzata.
L'incontro romano con il Commissario Ue ha avuto carattere politico e tecnico: l'Italia chiede che qualsiasi intervento sulle etichette sia basato su evidenze scientifiche e valutazioni d'impatto economico, senza procedere con soluzioni standardizzate che non tengano conto delle caratteristiche del vino come prodotto agroalimentare e culturale. Nella discussione europea, ha ricordato il ministro, convivono interessi diversi tra Stati membri e stakeholder, perciò è necessario un approccio di compromesso che protegga il settore italiano e i consumatori. Lollobrigida ha indicato che l'azione italiana mira a preservare il valore delle denominazioni e a prevenire effetti di mercato negativi che si traducano in perdita di reddito per le aziende agricole; proteggere il vino italiano resta una priorità politica.
Per sostenere la propria posizione, il governo ha predisposto una serie di documenti scientifici e tecnici che riassumono evidenze sulla comunicazione del rischio, sui pattern di consumo moderato e sugli esiti delle campagne di informazione in altri Paesi, secondo il ministro; le analisi presentate alle autorità europee puntano a dimostrare che avvisi generici e allarmistici non riducono i danni sanitari in modo efficace ma hanno invece un impatto economico rilevante sul settore. Lollobrigida ha spiegato che i contributi scientifici italiani includono valutazioni di rischio contestualizzate alla cultura del consumo e alle pratiche enologiche europee, proponendo linee guida alternative per un'informazione trasparente ma non stigmatizzante. Il ministro ha inoltre richiamato la necessità di coinvolgere enti di ricerca e rappresentanze produttive nelle prossime fasi di confronto regolamentare.
Le ricadute pratiche sul mercato e sulle imprese agricole sono al centro delle preoccupazioni esposte dal governo: etichette percepite come punitive possono influenzare la domanda, la reputazione dei territori e le strategie commerciali, con effetti su export e turismo enogastronomico che costituiscono elementi essenziali per molte aziende italiane. Per questo motivo il ministro ha annunciato che l'Italia intende negoziare misure di etichettatura che mantengano informazione e trasparenza ma siano calibrate per evitare distorsioni del mercato e la perdita di valore delle produzioni a denominazione. Le organizzazioni di categoria e i consorzi hanno manifestato sostegno alle linee del governo e sono chiamati a fornire dati aggiuntivi durante i tavoli tecnici in sede Ue.
L'Italia ha messo a punto e intende presentare nei prossimi incontri comunitari una serie di azioni concrete per influire sul processo decisionale europeo, che comprendono aiuti tecnici, dossier scientifici e iniziative diplomatiche mirate:
1. presentare studi e valutazioni d'impatto economico e sanitario per evitare etichette generalizzanti.
2. promuovere soluzioni di comunicazione basate su contesto e trasparenza, come QR code informativi e indicazioni contestuali al consumo.
3. sostenere i produttori con misure di supporto e campagne informative coordinate a livello nazionale.
Queste tre direttrici illustrano la strategia italiana per trattare la questione in sede europea, privilegiando negoziazione e evidenze rispetto a provvedimenti unilaterali.
Nel confronto istituzionale italiano ha coinvolto anche il Commissario europeo, che secondo il ministro ha mostrato attenzione alle argomentazioni tecniche riportate da Roma, e sono previste ulteriori consultazioni con i servizi competenti della Commissione e con gli Stati membri più direttamente coinvolti. Il calendario politico dell'Unione prevede fasi di consultazione e pareri che proseguiranno nei prossimi mesi, quindi l'Italia si prepara a sostenere la sua proposta con contributi scientifici aggiornati e testimonianze dal settore produttivo. Le associazioni vinicole saranno chiamate a portare casi concreti, dati di mercato e valutazioni d'impatto per rafforzare la posizione negoziale italiana.
L'attenzione del governo resta orientata verso soluzioni che informino il consumatore senza creare allarmismi ingiustificati, conciliando sicurezza pubblica e sostenibilità economica delle filiere agricole del vino; il ministro ha ribadito che l'azione politica italiana continuerà a muoversi su piani tecnico, scientifico e diplomatico per trovare un equilibrio condiviso a livello europeo. Per i prossimi passaggi Roma insiste nel promuovere tavoli congiunti di esperti, consultazioni con i produttori e campagne informative volte a chiarire modalità di consumo responsabile e qualità dei prodotti, mettendo a disposizione dati e analisi per orientare la regolazione Ue, ricerche scientifiche a supporto rimangono centrali nella strategia italiana.
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