Potatura da reddito dell'olivo: dimenticare le tradizioni
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Potatura da reddito dell'olivo: dimenticare le tradizioni

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Potatura da reddito dell'olivo: dimenticare le tradizioni

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La ventunesima edizione di Forbici d'Oro, promossa dalla Scuola Potatura Olivo G. Pannelli, si è svolta in Basilicata per mettere al centro la potatura come pratica produttiva e sostenibile per l'olivicoltura italiana. L'evento ha combinato competizione tecnica, convegni e la presentazione dei primi oli derivanti dagli OLIveti Certificati dalla Scuola, valorizzando varietà autoctone e pratiche che rispettano territorio, albero e salute umana. OLIveti Certificati sostenibili è il marchio che sintetizza l'obiettivo: ottenere qualità sensoriale, tutela ambientale e tracciabilità attraverso formazione e protocollo tecnico. La manifestazione, ospitata dalla cooperativa Rapolla Fiorente di Potenza e inserita nella rassegna “Innovazione in Oliveto”, ha coinvolto istituzioni regionali e operatori di filiera.

Secondo Antonino Filippo Lonobile, presidente e vice-direttore della Scuola, per trasformare l'olivicoltura occorre personale formato e metodologie basate su scienza e tecnica, abbandonando pratiche tradizionali non supportate da conoscenze biologiche. La Scuola Potatura Olivo è presentata come l'unico ente interamente dedicato alla formazione specifica sulla potatura in Italia e mira a diffondere protocolli riproducibili sul territorio nazionale. A margine dei convegni si è insistito su formazione continua, certificazione delle pratiche e studi applicati per consolidare una filiera dell'olio legata al territorio. edizione ventunesima ha avuto anche valore simbolico per l'affermazione di questi standard formativi.

I temi tecnici affrontati nei convegni riguardano tre ambiti operativi e scientifici strettamente connessi tra loro: scelta varietale e terroir, gestione del suolo e pratiche di potatura per reddito. Gli interventi di Barbara Alfei e Raffaele Antonello hanno sottolineato l'importanza della biodiversità varietale, degli oli monovarietali e del recupero della fertilità del suolo tramite inerbimento mirato. Sono emerse indicazioni pratiche per integrare suolo vivo e coperture vegetali utili a migliorare struttura, ritenzione idrica e attività biotica, parametri che influenzano direttamente resa e qualità dell'olio. Le pratiche proposte puntano a favorire processi ecosistemici positivi che supportano una produzione sostenibile e riproducibile.

La gara tecnica ha visto la partecipazione di 60 potatori certificati provenienti da tutta Italia, affiancati da tre giovani campioni degli istituti agrari, per un totale di 63 concorrenti. La prova prevedeva tre piante, dieci minuti per pianta e tecniche specifiche di riforma volte a recuperare piante in cattivo stato sanitario; l'esame ha richiesto conoscenza botanica, manualità e capacità di impostazione rapida e funzionale della chioma. La giuria tecnico-scientifica, composta da Barbara Alfei, Raffaele Antonello e Antonino Filippo Lonobile, ha valutato criteri di efficacia agronomica, impatto sulla pianta, sicurezza e rispetto delle regole tecniche stabilite dalla Scuola. Tra i giudizi sono stati premiati anche aspetti di ergonomia e sicurezza dell'operatore come elementi necessari per una potatura professionale e sostenibile.

La classifica finale dei migliori potatori riflette la pluralità territoriale delle competenze e l'impegno formativo diffuso sul territorio; questi sono i primi dieci classificati della gara tecnica:

1. Jury Presenti (Umbria).

2. Luca Lancuba (Campania).

3. Francesco Rupa (Abruzzo).

4. Luca Ioannilli (Lazio).

5. Gennaro Listorti (Molise).

6. Davide Iacovella (Abruzzo).

7. Francesco Magno (Calabria).

8. Fernando Anzivino (Puglia).

9. Lorenzo Marino Marini (Marche).

10. Simone Sisi (Toscana).

Il giovane più bravo è risultato Lorenzo Marino Marini, dell'ITA di Macerata, che ha ottenuto il nono posto assoluto, confermando l'importanza del ricambio generazionale nella professione di potatore. La presenza di studenti degli istituti agrari è stata sottolineata come elemento strategico per trasferire competenze tecniche nelle imprese agricole e per creare percorsi professionali riconosciuti che valorizzino il mestiere di potatore. La Scuola prevede di ampliare i corsi pratici e i percorsi di certificazione per giovani e operatori in azienda, integrando moduli su sicurezza, valutazione delle chiome e gestione del rischio fitosanitario.

Tra le indicazioni operative emerse per il prossimo biennio figurano la diffusione di protocolli di potatura orientati alla produttività sostenibile, la mappatura degli OLIveti Certificati e l'adozione su larga scala di tecniche di inerbimento e mantenimento della fertilità. Vanno comunque misurate le metriche di impatto: rese per ettaro, qualità sensoriale degli oli monovarietali, indicatori di biodiversità e parametri di salute del suolo. La filiera potrà beneficiare di un approccio integrato che connetta formazione, ricerca applicata e misurazione dei risultati in campo, favorendo modelli di economia circolare legati all'olivicoltura. 1,14 milioni di ettari rimane la dimensione nazionale su cui queste pratiche possono incidere, rendendo l'adozione di standard e formazione specialistica un fattore strategico per la competitività.

Le prospettive immediate includono la replica di programmi formativi regionali, il riconoscimento di protocolli OLIveti in etichette di qualità e l'integrazione con politiche locali per il recupero della biodiversità olivicola. L'orientamento verso oli certificati, monovarietali e legati a terroir consolidabili richiederà investimenti in certificazioni, attività di comunicazione e reti tra produttori, frantoiani e tecnici. Il prossimo passo per la Scuola è consolidare il modello didattico e il sistema di certificazione per facilitarne l'adozione da parte delle cooperative e delle imprese olivicole, con particolare attenzione ai giovani e alla sicurezza degli operatori.

Foto - www.teatronaturale.it

Темы: Olivo & Olio d'oliva, Salute del suolo, Agricoltura sostenibile

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