Gennaro Sicolo: grano duro in calo, prezzi sotto i costi
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Gennaro Sicolo: grano duro in calo, prezzi sotto i costi

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Gennaro Sicolo: grano duro in calo, prezzi sotto i costi

Источник: AGRONEWS Все новости источника

Secondo Gennaro Sicolo, presidente di CIA Agricoltori Italiani di Puglia, la Commissione Unica Nazionale (CUN) sta determinando listini che penalizzano gli agricoltori perché risultano inferiori ai costi certificati da ISMEA; per Sicolo questo rende insostenibile la cerealicoltura italiana e richiede un intervento immediato delle istituzioni. ISMEA: costi medi 318 €/t viene citato come riferimento imprescindibile per fissare un minimo remunerativo che tenga conto delle variazioni dei mezzi tecnici e dell'energia nel biennio più recente. La denuncia riguarda la discrepanza fra il valore reale della produzione e le quotazioni che oggi arrivano al produttore, con ricadute sia economiche sia sociali nelle aree di maggior produzione. Gli agricoltori segnalano che senza adeguamenti i margini sono negativi e le scelte colturali diventano a rischio, soprattutto nelle aziende di minori dimensioni. Il richiamo è rivolto al Ministero e all'ISMEA affinché il prezzo al produttore parta da una perimetrazione oggettiva dei costi di produzione aggiornata per la campagna 2026.

La classificazione qualitativa e i relativi prezzi comunicati dalla CUN, secondo le organizzazioni agricole, non riflettono i costi medi stimati: la scala delle valutazioni oggi segnalata alla produzione comprende diverse fasce che, nella pratica, collocano molte partite al di sotto della soglia economica di sostenibilità. Di seguito i valori che stanno creando tensione nella filiera:

1. fino proteico: 310–315 €/t.

2. fino: 287–292 €/t.

3. convenzionale: 280–285 €/t.

4. fino alto proteico (quota minore della produzione): 322–327 €/t.

Questi numeri mostrano come, esclusa una parte limitata del prodotto ad alto contenuto proteico, la maggioranza delle quotazioni non raggiunga il riferimento dei costi medi stimati per il Centro-Sud.

Gli agricoltori chiedono che la determinazione dei prezzi al produttore non sia affidata soltanto alle valutazioni della parte industriale e che ISMEA aggiorni tempestivamente i riferimenti dei costi per la campagna in corso, considerando l'impennata dei prezzi di carburanti, fitofarmaci, energia e concimi. prezzi al produttore sotto i costi è il punto politico ed economico su cui si concentra l'appello: senza un aggiornamento dei parametri di costo le contrattazioni rischiano di consolidare valori non remunerativi. Il presidente Sicolo sollecita anche maggiore trasparenza nei criteri di composizione del listino CUN, con dati territoriali disaggregati per riflettere le diverse condizioni colturali.

A risentire maggiormente della svalutazione, spiegano le associazioni, è la Capitanata: la provincia di Foggia rappresenta una fetta rilevante della produzione nazionale e regionale, con effetti sistemici sul mercato del grano duro italiano. Foggia: 20% della produzione nazionale è l'indicazione che sintetizza la posta in gioco per il Sud; Rino Mercuri, presidente di CIA Capitanata, sottolinea che usare come riferimento unico la granaria di Milano può avvantaggiare logiche commerciali e penalizzare aree con costi e standard diversi. La richiesta locale è di differenziare le quotazioni e di inserire parametri che valorizzino la qualità e la sostenibilità del prodotto italiano.

Per uscire dallo stallo le associazioni propongono misure concrete che riassumono le priorità per il breve periodo:

1. ricalcolo ufficiale e aggiornato dei costi di produzione da parte di ISMEA per la campagna 2026, comprensivo di input energetici e fertilizzanti;

2. avvio di un tavolo di filiera stabile che coinvolga produzione, industria, GDO e istituzioni per definire regole di prezzo e contratti di filiera equilibrati;

3. meccanismi di premialità per qualità, contenuto proteico e pratiche sostenibili, con contratti pluriennali che limitino l'esposizione al volatile mercato delle commodity.

Queste proposte puntano sia a breve termine sia a costruire strumenti contrattuali che diano certezza ai produttori.

Sul piano commerciale e di tutela della qualità, le organizzazioni agricole evidenziano la necessità di differenziare il grano italiano rispetto alle importazioni a basso costo, valorizzando le certificazioni, la tracciabilità e i livelli di sicurezza alimentare. Le contrattazioni dovrebbero riconoscere premialità per i parametri tecnologici utili all'industria della pasta e per pratiche agricole che migliorano la sostenibilità, mentre la Grande Distribuzione è chiamata a un ruolo attivo nella promozione della pasta 100% italiana. C'è inoltre una condivisione preliminare sulla valorizzazione del biologico come segmento che può portare maggiore remunerazione alle aziende che investono in pratiche alternative.

L'appello finale delle rappresentanze agricole è rivolto anche ai consumatori: scegliere pasta prodotta con 100% grano italiano è presentato come un atto di sostegno alla filiera e alla sovranità alimentare; nel contempo si riafferma la necessità che il Ministero e ISMEA definiscano con urgenza i nuovi parametri economici per la campagna 2026 e che il tavolo di filiera richiesto coinvolga tutti gli attori per evitare che gli agricoltori restino l'anello debole della catena produttiva. La partita dei prezzi del grano duro in Italia resta aperta e dipenderà dalle decisioni tecniche e politiche che verranno prese nei prossimi mesi.

Foto - www.teatronaturale.it

Темы: Grano duro, Industria della pasta, Inflazione & Costi dei mezzi produttivi

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