Secondo Alessandro Visotti, direttore di Coldiretti, le recenti decisioni regionali offrono strumenti concreti per affrontare la diffusione delle nutrie e degli ungulati che danneggiano colture e infrastrutture idrauliche; Visotti esprime soddisfazione per l'introduzione di misure operative che guardano al 2026 e agli anni successivi. La sua valutazione nasce dalla richiesta della categoria agricola di interventi più efficaci e da un confronto con le istituzioni locali volto a semplificare procedure e aumentare le risorse provinciali. Il dibattito si concentra sull'equilibrio tra tutela dell'ambiente e necessità di proteggere le attività agricole e la sicurezza stradale. Per Coldiretti la priorità è ridurre le popolazioni di nutrie e di ungulati in eccesso con metodi che siano tecnicamente idonei e normativamente tracciabili.
La Regione ha formalizzato il nuovo Piano Regionale 2026–2030 per il controllo della nutria e delle criticità faunistiche con linee operative specifiche; il piano indica strumenti di intervento e modalità autorizzative differenziate a seconda delle aree e delle condizioni ambientali. Tra gli obiettivi dichiarati vi sono la protezione delle colture orticole e viticole, la tutela delle opere idrauliche minacciate da scavi e gallerie di nutrie e la riduzione del rischio di incidenti stradali causati da daini e caprioli. Il percorso normativo mira anche a migliorare la formazione degli operatori e la rendicontazione degli interventi per ottenere maggior efficienza e trasparenza nell'uso delle risorse. L'approccio annunciato privilegia la coesistenza tra attività agricola, gestione della fauna e rispetto delle aree protette mediante regole chiare.
Il piano autorizza tecniche operative diverse, calibrate in base al contesto territoriale e al livello di rischio, e tra queste sono esplicitamente previste:
1. Trappole con cattura e possibilità di soppressione nei casi autorizzati e sotto controllo sanitario.
2. Uso di armi leggere, compresa la carabina calibro .22 e fucili ad aria compressa non depotenziati, nei casi e nelle aree dove la legge lo consente.
3. Ricorso a strumenti di osservazione notturna e telerilevamento, come binocoli, visori a infrarossi e ottiche termiche.
Queste modalità sono pensate per intervenire sia in aree agricole aperte che, con limitazioni, in zone tutelate previo accordo con gli enti gestori.
Possono essere abilitati all'attuazione del piano diversi soggetti, previa formazione e autorizzazione, per garantire capacità operativa diffusa e responsabilità nella gestione:
1. Proprietari e conduttori dei fondi agricoli muniti di idonea formazione.
2. Personale della Polizia Provinciale e forze di polizia incaricate.
3. Guardie venatorie e personale degli enti di gestione faunistica.
4. Operatori professionali e tecnici specializzati incaricati dalle amministrazioni.
5. Cacciatori coadiutori regolarmente formati e abilitati, con rimborsi previsti per le attività svolte.
La lista dei soggetti autorizzati è pensata per assicurare capacità operativa capillare, registrazione degli interventi e rispetto delle normative vigenti.
Nelle aree protette il piano indica la priorità per metodi non letali e la necessità di accordi puntuali con gli enti di gestione, mentre per le aree agricole e idrauliche si prevede una maggiore flessibilità operativa; l'obiettivo è intervenire rapidamente sulle criticità senza compromettere gli obiettivi di conservazione. È prevista una semplificazione delle procedure per i coadiutori e un incremento delle risorse destinate alle province per finanziare le attività di controllo e i rimborsi per gli operatori coinvolti. Coldiretti sottolinea la necessità di accompagnare l'attuazione con piani di monitoraggio e valutazione dell'efficacia delle misure, per adattare tempestivamente le azioni alle dinamiche delle popolazioni faunistiche. La disponibilità di strumenti tecnologici avanzati dovrà essere bilanciata da linee guida su sicurezza, tracciabilità e compatibilità ambientale, con attenzione alle mappe dei siti a rischio idraulico.
Visotti manifesta l'auspicio che le misure attivate dal piano consentano di riportare in equilibrio le popolazioni animali e di ridurre i danni alle produzioni agricole e alle infrastrutture, migliorando la sicurezza sulle strade e la qualità del lavoro degli agricoltori; la sua posizione evidenzia la necessità di rapidità nell'attuazione e di chiarezza nelle procedure autorizzative. Il direttore di Coldiretti invita le amministrazioni locali a monitorare i risultati e a garantire la formazione continua degli operatori coinvolti per assicurare interventi efficaci e conformi alle normative. L'attenzione resta rivolta all'implementazione concreta del Piano e alla verifica degli impatti sul territorio, con l'obiettivo di far coesistere produzione agricola, tutela ambientale e sicurezza pubblica.
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