Secondo il report "Wine Industry Outlook" di Michael Page, il settore del vino italiano sta reagendo al calo delle esportazioni con una strategia centrata su competenze manageriali e investimenti digitali. La ricerca evidenzia una transizione verso modelli più manageriali e basati sui dati, con priorità diverse a seconda della dimensione aziendale. Il documento sottolinea come la pressione sui margini e le nuove barriere commerciali impongano una riorganizzazione delle funzioni commerciali e finanziarie nelle imprese vitivinicole. In questo contesto, la digitalizzazione viene vistasoprattutto come strumento di governance per controllare costi e proteggere la redditività aziendale. -18,7% export in valore (gen. 2026) e la perdita di quote in alcuni mercati chiave spingono molte aziende a rivedere prodotti, canali e competenze interne.
I dati sulle vendite internazionali di inizio 2026 mostrano una contrazione significativa: valore esportato sceso del 18,7% a gennaio 2026 e una flessione dei volumi rispetto allo stesso periodo, con il mercato statunitense che ha registrato una caduta rilevante in valore. Questi indicatori hanno accelerato il bisogno di strumenti analitici per monitorare performance per mercato, cliente e prodotto. 85% delle aziende investirà in digitale nei prossimi 24 mesi, secondo il report, con l'obiettivo dichiarato di migliorare controllo dei costi e strategie commerciali basate sui dati. Tra le criticità strutturali indicate dalle imprese figura la pressione sui margini, segnalata come problema sistemico dal 33% del campione.
Le principali difficoltà che spingono alla trasformazione sono molteplici e convergono sulla necessità di professionisti qualificati: 1. Pressione sui margini e riduzione dei prezzi praticati. 2. Barriere commerciali e dazi che aumentano i costi di accesso ai mercati esteri. 3. Reti di distribuzione fragili e cambiamenti nelle abitudini di consumo. 4. Complessità gestionale nelle relazioni con importatori e canali multicanale.
La trasformazione procede con velocità differenziata in base alla dimensione aziendale: le Pmi sotto i 10 milioni di fatturato privilegiano l'aumento del valore medio di vendita e il riposizionamento del brand (45,5% delle risposte), mentre i grandi gruppi con fatturato oltre 100 milioni puntano su economie di scala, crescita in volume e consolidamento dei processi organizzativi. L'impatto delle barriere commerciali è crescente con la dimensione: i dazi rappresentano un problema per il 25% delle imprese, salendo al 30% per quelle sopra i 30 milioni di euro e al 33,3% per le aziende con oltre 100 milioni di fatturato. Al contrario, le difficoltà nella gestione degli importatori risultano maggiori tra le realtà più piccole: il 36,8% delle imprese sotto i 10 milioni segnala criticità, rispetto a una media di mercato del 22%.
La digitalizzazione è individuata come leva prioritaria per recuperare efficienza e controllo: 33% segnala pressione sui margini come problema strutturale da fronteggiare con strumenti digitali e competenze adeguate. Le priorità di investimento variano per dimensione aziendale e si concentrano su tre filoni principali: 1. Per le piccole aziende: controllo dei margini e aumento dell'efficienza operativa mediante strumenti gestionali semplici e tracciabilità. 2. Per le medie imprese: sistemi CRM per la gestione strutturata di clienti e distributori e integrazione canali. 3. Per i grandi gruppi: piattaforme avanzate di business intelligence, forecast commerciale e supporto decisionale strategico.
Secondo Pierluigi Catello, Executive Manager di Michael Page, le aziende stanno cercando soluzioni che permettano non solo di ridurre costi ma di «levereggiare i dati per identificare opportunità di risparmio e strutturare strategie commerciali in grado di generare margini». Catello sottolinea che l'investimento tecnologico perde efficacia se non è accompagnato da figure in grado di interpretare i dati: per questo i sistemi CRM integrati con soluzioni di intelligenza artificiale vengono visti come strumenti che facilitano l'accesso alle informazioni e la loro trasformazione in insight per il management.
La ricerca segnala una crescita della domanda di professionalità con capacità analitiche e gestionali: le imprese cercano profili che possano operare in contesti complessi e internazionalizzati con competenze finanziarie e commerciali solide. Le figure più richieste includono: 1. Manager finanziari e controller con esperienza nel settore vinicolo. 2. Responsabili commerciali e di export con competenze digitali e di canale. 3. Data analyst, digital project manager e specialisti CRM in grado di tradurre dati in decisioni operative.
Il futuro immediato del settore appare quindi segnato da una doppia sfida: rafforzare la presenza sui mercati esteri nonostante barriere e volatilità e costruire internamente competenze e infrastrutture digitali capaci di governare complessità e margini.
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