Secondo Adamo Spagnoletti, vicepresidente di Coldiretti, e Teodoro Musacchio, proprietario della maggior parte dei terreni interessati, la realizzazione di un impianto agrivoltaico è al centro di una protesta locale che chiede garanzie sull'uso del suolo agricolo. Sul tavolo resta la proposta di un impianto da 6,56 MW che dovrebbe occupare 12 ettari e la vicenda è in attesa della pronuncia del Tar; per questo motivo Coldiretti ha convocato un presidio a cui hanno partecipato agricoltori, amministratori locali e residenti contrari. Il presidio ha rimarcato la volontà di tutelare la produzione agricola e il valore fondiario del territorio, mettendo in evidenza preoccupazioni tecniche, ambientali e procedurali. Le posizioni espresse durante la mobilitazione sintetizzano controversie che interessano l'intersezione tra produzione energetica e uso agricolo del suolo.
Alla manifestazione hanno preso parte, oltre ai titolari di aziende agricole vicine, rappresentanti dell'amministrazione comunale e cittadini che vivono nelle immediate vicinanze dei terreni indicati per l'impianto; tutti hanno espresso timori concreti su accessibilità, gestione delle acque e possibili vincoli futuri. Le criticità segnalate includono il rischio di perdita di terreni coltivabili, l'impatto sul paesaggio costiero e la possibile compromissione di attività agricole esistenti; questi argomenti sono stati accompagnati da richieste precise verso gli enti locali e gli investitori. Da parte loro i sostenitori del progetto enfatizzano il contributo alla produzione di energia rinnovabile e la possibilità di integrare reddito e innovazione nelle aziende agricole, ma le garanzie richieste dalla comunità non sono state ancora ritenute sufficienti.
1. Perdita di suolo coltivabile e rischio frammentazione aziendale per le imprese agricole locali.
2. Impatto paesaggistico e preoccupazioni sul turismo e sugli usi ricreativi del territorio costiero.
3. Questioni procedurali e amministrative legate a permessi, valutazione ambientale e diritti fondiari.
I promotori del progetto sottolineano che l'agrivoltaico, se progettato in modalità duale, può consentire colture parziali sotto pannelli e fornire una fonte alternativa di reddito agli agricoltori, contribuendo al tempo stesso agli obiettivi di decarbonizzazione. Tra gli argomenti tecnici portati avanti dagli esperti favorevoli figurano la possibilità di installazioni rialzate per preservare le macchine agricole, sistemi rimovibili per garantire la riconversione del terreno e studi di microclima che dimostrerebbero effetti mitiganti sulle colture sotto ombreggiatura. Tuttavia, nelle condizioni locali i rappresentanti agricoli chiedono verifiche puntuali sul tipo di colture presenti, sulle profondità di lavoro del terreno e sui transiti necessari per le macchine, elementi che influenzano la fattibilità pratica della coesistenza. Il confronto tecnico-amministrativo è quindi centrale per valutare se e come conciliare produzione energetica e attività agricola a Campomarino.
Sul fronte legale la vicenda è sospesa in attesa dell'udienza al Tar, che dovrà esaminare ricorsi relativi a autorizzazioni e procedure seguite per il progetto; il pronunciamento dell'amministrazione giudiziaria determinerà tempi e possibili correttivi autorizzativi. Coldiretti ha chiesto che, prima di qualsiasi ulteriore passo, vengano rese trasparenti le garanzie per la tutela del suolo agricolo e le clausole contrattuali proposte agli agricoltori proprietari o conduttori dei terreni. Musacchio, proprietario della maggior parte del terreno interessato, ha ribadito la sua contrarietà alla realizzazione nelle forme attuali, motivata dalla volontà di preservare capacità produttiva e valore fondiario, mentre l'investitore ha sollecitato un confronto tecnico integrato. Gli esiti amministrativi e giudiziari determineranno inoltre la necessità di eventuali adeguamenti progettuali o di misure compensative richieste dagli enti locali.
Per provare a trovare soluzioni compatibili, stakeholder pubblici e privati stanno valutando possibili misure tecniche e contrattuali che potrebbero ridurre l'impatto sulle aziende agricole e sul paesaggio, se l'opera dovesse procedere. Tra le opzioni discusse vi sono installazioni modulari e rimovibili, fasce di rispetto agricole intorno alle particelle sensibili, vincoli sulla profondità dei pali e piani di coltivazione compatibili con l'ombra parziale dei pannelli. I tecnici insistono sull'importanza di studi di fattibilità agricola e ambientale che specifichino rese agronomiche previste, percorsi di accesso e piani di ripristino post-impianto in caso di dismissione. Le amministrazioni locali hanno annunciato l'intenzione di esigere clausole di salvaguardia e monitoraggi periodici in sede di eventuali autorizzazioni future.
La protesta e il contenzioso in corso rappresentano un esempio di come le iniziative per transizione energetica possano entrare in tensione con esigenze agricole e valoriali del territorio, rendendo necessario un confronto tecnico, legale e sociale. Nei prossimi passaggi saranno decisive le verifiche sugli aspetti paesaggistici, idrici e di viabilità agricola, così come la definizione di condizioni contrattuali che tutelino i redditi e la produttività delle imprese coinvolte. Il pronunciamento del Tar definirà i margini entro cui procedere con eventuali revisioni progettuali o con la ricerca di siti alternativi compatibili con le vocazioni agricole dell'area.
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