Libano, 80% degli agricoltori del Sud abbandona i campi
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Libano, 80% degli agricoltori del Sud abbandona i campi

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Libano, 80% degli agricoltori del Sud abbandona i campi

Source: AGRONEWS All news of the source

Secondo il ministro dell'Agricoltura libanese Nizar Hani, intervenuto alla fiera Macfrut di Rimini, la guerra sta producendo effetti pesanti e duraturi sull'agricoltura libanese e sulle filiere esportatrici della regione. Hani ha firmato un accordo di cooperazione con l'omologo italiano per definire programmi di assistenza tecnica e ricostruzione futura, ma ha sottolineato che le priorità devono essere finanziate e coordinate a livello internazionale. L'attenzione del ministero è rivolta tanto al sostegno immediato alle famiglie rurali quanto alla pianificazione di interventi a medio-lungo termine per ripristinare coltivazioni e infrastrutture logistiche. Secondo il ministro, la perdita di capacità produttiva e di reddito agricolo sta già modificando flussi commerciali regionali e assetti di mercato per gli agrumi e le banane del Levante.

Secondo Hani, oggi si contano circa un milione di persone sfollate all'interno del Paese e 80% degli agricoltori residenti a Sud del fiume Litani ha dovuto abbandonare i propri terreni a causa delle operazioni militari e dei rischi per la popolazione rurale. Il ministero ha concentrato gli sforzi iniziali su evacuazione e trasferimento di bestiame e alveari verso aree più sicure, oltre a fornire aiuti economici per l'acquisto di foraggio e beni essenziali. Le misure di emergenza attivate includono anche la distribuzione di sementi e materiale per l'irrigazione temporanea nelle zone di accoglienza, con l'obiettivo di preservare la capacità produttiva delle famiglie agricole e minimizzare perdite immediate di reddito. Le iniziative operative principali sono:

1. Spostamento e protezione del bestiame e delle arnie verso zone sicure.

2. Supporto finanziario diretto per l'acquisto di foraggio e per la gestione delle aziende colpite.

3. Distribuzione di materiale agricolo d'emergenza (sementi, pompe, reti protettive).

La perdita di territorio agricolo produttivo è significativa: il conflitto colpisce direttamente il 22,5% dell'area agricola nazionale, un'area pari a oltre 50mila ettari, con effetti concentrati nel Sud del Paese dove si produce la maggior parte degli agrumi e delle banane. In particolare, il Sud concentra circa il 70% della produzione nazionale di agrumi e il 90% della produzione di banane, colture che non solo servono il mercato interno ma riforniscono catene di approvvigionamento verso Paesi vicini come Siria, Giordania e Iran. L'interruzione della raccolta e delle esportazioni ha quindi un impatto diretto sui flussi commerciali stagionali e sui conti di cassa delle aziende agricole, aggravando la fragilità finanziaria delle famiglie rurali e delle imprese di trasformazione.

Sulle perdite economiche, Hani ha richiamato stime elaborate con il coinvolgimento della FAO e della Banca Mondiale: la stima iniziale di danni diretti all'agricoltura era dell'ordine di alcune centinaia di milioni di euro, cifra che oggi è ritenuta almeno raddoppiata a causa della continua distruzione di infrastrutture e della perdita di produzioni. Per l'intero sistema economico nazionale il ministro colloca il costo complessivo oltre oltre 20 miliardi di dollari, una cifra che incorpora danni a infrastrutture stradali, reti idriche ed elettriche, abitazioni e strutture produttive. Queste valutazioni sono utilizzate dal governo per negoziare pacchetti di assistenza internazionale mirati sia alla fase di emergenza che alla ricostruzione agricola strutturale.

I danni alle strutture agricole includono serre distrutte, impianti di refrigerazione compromessi, uliveti e agrumeti danneggiati e frantumati, con conseguenze che richiederanno anni per essere recuperate: la ripiantumazione e la ripresa produttiva di agrumeti e oliveti richiedono cicli colturali pluriennali e investimenti sostenuti per essere ripristinati. Questo determina un'importante perdita di reddito persistente per molte aziende familiari e richiede strumenti di politica pubblica mirati a mantenere la capacità produttiva durante la fase di ricostruzione, compresi incentivi alla riforma degli impianti e al miglioramento varietale.

Sulla disponibilità dei donatori, Hani ha dichiarato che paesi come Francia, Italia ed Egitto si sono detti pronti a contribuire, ma che il flusso di aiuti internazionali dipende anche da condizioni politiche e di sicurezza interne al Libano. Il ministro ha espresso preoccupazione per il rischio di cattiva gestione o di deviazione dei fondi verso attori non statali, e ha ribadito la necessità di meccanismi di governance trasparenti e condizionalità chiare per il trasferimento delle risorse. La cooperazione concordata con l'Italia punta a istituire canali diretti per progetti agricoli, formazione tecnica e ricostruzione delle filiere di esportazione.

Per la fase di ricostruzione il ministero ha indicato priorità operative su cui intende concentrare risorse e partenariati internazionali, che saranno oggetto degli accordi tecnici in corso di definizione:

1. Ripristino delle infrastrutture logistiche e di stoccaggio per consentire il ritorno delle esportazioni stagionali.

2. Ricostituzione degli impianti produttivi e ripiantumazione di agrumeti e oliveti con varietà resilienti.

3. Programmi di supporto al reddito e credito agevolato per famiglie agricole sfollate.

4. Progetti specifici per apicoltura e zootecnia per mantenere servizi ecosistemici e produzione alimentare.

Hani ha infine evidenziato che la tenuta del cessate il fuoco e la stabilità regionale rimangono condizioni decisive per permettere agli agricoltori di tornare sui terreni e per far partire i piani di ripresa, sottolineando la necessità di un coordinamento internazionale che combini assistenza finanziaria, sicurezza e monitoraggio tecnico.

Foto - www.ilsole24ore.com

Topics: Frutta, Agrumi (Arance, Limoni), Apicoltura

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