Nella primavera 2026 la Sardegna registra nuovi focolai di dermatite nodulare con impatti rilevanti sugli allevamenti del sud dell'isola, dove sono stati necessari interventi sanitari straordinari. In due allevamenti di Muravera e San Vito sono stati confermati casi clinici e di laboratorio che hanno portato alla soppressione di 25 animali abbattuti per contenere la diffusione. Le autorità sanitarie regionali mantengono le aree interessate sotto strette restrizioni e intensificano i controlli veterinari porta a porta nelle aziende coinvolte e nelle aziende limitrofe.
In uno degli allevamenti colpiti è emerso che la mandria non era stata vaccinata per il rifiuto del proprietario, circostanza che ha favorito la diffusione e la gravità dei segni clinici. Gli animali presentavano i caratteristici noduli cutanei diffusi e sintomi sistemici con conferma di infezione ai test di laboratorio; per questo motivo il Servizio di Sanità Animale ha richiamato l'attenzione sulla necessità di vaccinazione preventiva. È stata sottolineata l'importanza della copertura vaccinale per ridurre mortalità e abbattimenti, poiché la malattia colpisce in modo più severo animali mai esposti o non vaccinati.
Le perdite registrate nell'isola sono già significative e le autorità riferiscono che le mortalità superano valori preoccupanti a livello locale, con l'effetto combinato di mortalità naturale e abbattimenti mirati per controllo sanitario. La dermatite nodulare è trasmessa in natura da vettori ematofagi come zanzare, mosche e zecche e provoca febbre, lesioni nodulari cutanee e, nei casi più gravi, esito letale per animali privi di immunità. Data la trasmissibilità attraverso vettori, le misure di controllo devono combinare vaccinazione, controllo dei vettori e pratiche di gestione aziendale per limitare nuovi contagi.
Le autorità sanitarie hanno emesso richieste precise rivolte agli allevatori e agli operatori del settore per permettere la rapida gestione del focolaio e la revoca delle misure di restrizione. 1. Disponibilità a sottoporre gli animali a visite cliniche da parte del personale veterinario per attestare l'assenza di malattia. 2. Collaborazione per l'implementazione dei piani vaccinali e adesione alle campagne regionali di immunizzazione. 3. Rispetto delle limitazioni alle movimentazioni e segnalazione immediata di nuovi sospetti o decessi.
Le restrizioni alla movimentazione di bovini vivi restano in vigore finché non vengono fornite attestazioni cliniche favorevoli, documentate da visite veterinarie ufficiali, condizione necessaria per riaprire le vie commerciali bloccate. Gli allevatori interessati devono presentare la documentazione richiesta per la revoca delle misure, altrimenti rimarranno impedite le normali operazioni di vendita e trasferimento di bestiame. Le istituzioni locali monitorano inoltre i fabbisogni logistici e sanitari degli allevamenti per limitare l'impatto economico delle misure e coordinare eventuali forme di supporto tecnico.
Per contenere ulteriori focolai le indicazioni operative includono la priorità a campagne vaccinali mirate, l'intensificazione della sorveglianza entomologica e l'adozione di misure di mitigazione vettoriale nelle aziende. Le pratiche di biosicurezza aziendale, come la limitazione degli accessi, la disinfezione delle attrezzature e la separazione degli animali nuovi o di ritorno, diventano elementi chiave della risposta. Le autorità regionali invitano le organizzazioni di categoria e i servizi veterinari a programmare interventi congiunti per aumentare la copertura vaccinale nei prossimi mesi.
Gli allevatori sono sollecitati a collaborare con i veterinari e a comunicare tempestivamente qualsiasi sospetto clinico per facilitare l'azione rapida delle autorità; la tempestività nelle segnalazioni resta determinante per ridurre diffusione e impatti economici. Le attività di controllo continueranno con visite periodiche e con la possibilità di estendere le misure di sorveglianza alle zone limitrofe qualora emergano nuovi casi. Le autorità ribadiscono che la prevenzione attraverso la vaccinazione e la gestione dei vettori è l'arma principale per proteggere il patrimonio zootecnico regionale.
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