Mais e mandrie sotto stress: ogni grado in più a rischio
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Mais e mandrie sotto stress: ogni grado in più a rischio

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Mais e mandrie sotto stress: ogni grado in più a rischio

Allikas: AGRONEWS Kõik selle allika uudised

Il nuovo rapporto congiunto della FAO e dell'Organizzazione Meteorologica Mondiale mette in evidenza come il caldo estremo stia diventando una minaccia sistemica per i sistemi agroalimentari globali, con impatti diretti su colture, allevamenti, pesca e foreste e conseguenze sulla sicurezza alimentare di miliardi di persone. Le analisi mostrano che per molte colture e specie animali piccole variazioni della temperatura media globale generano effetti amplificati sulle rese produttive e sulla salute degli animali, creando interazioni pericolose con siccità, incendi e parassiti. Rendimenti di mais -7,5% per °C è uno dei dati chiave evidenziati, seguito da un calo medio delle rese di grano di circa il 6% per ogni grado di riscaldamento, con scenari che indicano peggioramenti nelle proiezioni future.

L'aumento delle temperature riduce la finestra di sicurezza fisiologica per le colture: i processi di fotosintesi e maturazione si alterano oltre i 30 °C, con pareti cellulari più deboli, polline meno vitale e produzione di composti ossidativi che danneggiano i tessuti vegetali. Per il bestiame, lo stress termico si manifesta molto prima: specie comuni iniziano a mostrare segni di sofferenza già oltre i 25 °C, con riduzione dell'appetito, calo della produzione lattea, minore contenuto di grassi e proteine nel latte e rischi crescenti per la salute, fino a insufficienze d'organo in esposizioni prolungate. Stress animale sopra 25°C sintetizza il rischio principale per l'allevamento.

Gli ecosistemi acquatici rispondono anch'essi al riscaldamento con ondate di calore marine che riducono l'ossigeno disciolto e forzano migrazioni delle popolazioni ittiche verso acque più fredde, mentre le foreste e le colture arboree vedono diminuzioni di produzione e una maggiore esposizione agli incendi. L'insieme di queste dinamiche crea un circolo vizioso: perdite produttive possono spingere verso l'espansione agricola compensativa, aumentando le emissioni e alimentando ulteriormente il cambiamento climatico, con effetti a catena su disponibilità di suolo e risorse idriche.

Gli impatti socioeconomici sono concreti: il caldo estremo amplifica lo stress idrico, peggiora la diffusione di parassiti e malattie e riduce la capacità operativa delle aziende agricole, in particolare nelle regioni più vulnerabili. Le limitazioni al lavoro all'aperto e l'aumento dei giorni in cui lavorare diventa pericoloso riducono la produttività agricola e mettono a rischio i redditi delle famiglie rurali, aggravando la povertà e la vulnerabilità alimentare.

Per fermare questo trend il rapporto sottolinea la necessità di un duplice approccio: mitigazione delle emissioni a livello globale e adattamento sistemico a livello locale e nazionale. Tra le misure pratiche per l'adattamento, la FAO e l'OMM individuano l'importanza di servizi climatici potenziati, sistemi di allerta precoce e consulenze agrometeorologiche che traducano la prevedibilità degli eventi in protocolli operativi per agricoltori, allevatori e pescatori. Sistemi di allerta precoce fondamentali, recita il documento, perché consentono risposte tattiche in azienda e riduzione immediata del rischio.

Le azioni consigliate sono molteplici e devono essere integrate nella governance del rischio a tutti i livelli; le priorità operative includono:

1. Rafforzare i servizi agrometeorologici e collegarli a protocolli aziendali per interventi preventivi.

2. Investire in infrastrutture per raffrescamento e ombreggiamento del bestiame e in sistemi di approvvigionamento idrico resilienti.

3. Diffondere varietà coltivali e genotipi animali più tolleranti al caldo e alla siccità.

4. Incrementare pratiche di gestione del suolo e coperture vegetali per mantenere umidità e ridurre l'erosione.

5. Sviluppare strumenti finanziari e assicurativi che condividano il rischio e supportino le aziende nei periodi di crisi.

Implementare queste misure richiede risorse finanziarie, capacità tecniche e volontà politica: molte strategie già collaudate sono ostacolate da vincoli di finanziamento, debolezze istituzionali e barriere socioeconomiche che penalizzano i più vulnerabili. A livello aziendale, soluzioni come sistemi di raffreddamento per gli stalle, ombreggiamento strategico, adeguamento dei piani di irrigazione e rotazioni colturali contrastano effetti immediati; a livello territoriale, piani di riduzione del rischio di incendi, conservazione degli ecosistemi acquatici e gestione integrata delle risorse idriche sono essenziali.

Il rapporto invita a una transizione congiunta verso sistemi agroalimentari più resilienti e a basse emissioni, combinando adattamento e mitigazione con solidarietà internazionale per il trasferimento di tecnologie e finanziamenti. Le scelte politiche e gli investimenti del prossimo decennio determineranno la capacità di ridurre gli impatti del caldo estremo sulla produzione di cibo, sulla salute animale e sulle comunità rurali, con ricadute dirette sulla stabilità dei mercati e sulla sicurezza alimentare mondiale.

Foto - www.corriere.it

Teemad: Mais, Bovini, Cambiamento climatico

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