Etichetta d'origine contro il falso Made in Italy
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Etichetta d'origine contro il falso Made in Italy

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Etichetta d'origine contro il falso Made in Italy

Zdroj: AGRONEWS Všechny zprávy ze zdroje

Dopo la grande mobilitazione degli agricoltori al Brennero, Coldiretti porta a livello europeo le proteste contro il fenomeno del cosiddetto «falso Made in Italy», sollecitando interventi immediati per tutelare la filiera nazionale. L'associazione incontrerà giovedì 30 aprile a Roma il commissario europeo per la Salute Olivér Várhelyi per chiedere norme più stringenti e strumenti di controllo che evitino opacità nelle importazioni e nella trasformazione delle carni suine. La mobilitazione ha raccolto migliaia di soci provenienti da diverse regioni italiane, dove la lavorazione delle cosce importate è fondamentale per il comparto dei salumi. Coldiretti definisce la questione una priorità per la salute pubblica, la trasparenza commerciale e la sostenibilità economica delle aziende agricole italiane.

Il fenomeno denunciato riguarda in particolare l'ingresso massiccio di cosce di suino estere che vengono salate, stagionate e commercializzate in Italia come prodotti finiti, talvolta senza chiara indicazione della provenienza della materia prima. Coldiretti segnala che due prosciutti su tre utilizzano cosce provenienti dall'estero nelle aree a più alta concentrazione produttiva e che province come Modena e Parma gestiscono una quota rilevante delle importazioni italiane, con volumi stimati nell'ordine delle centinaia di migliaia di tonnellate. L'associazione sottolinea che questa dinamica alimenta frodi alimentari e distorsioni di mercato, riducendo la credibilità dei marchi italiani nel mondo e comprimendo i prezzi riconosciuti agli allevatori.

Analisi di mercato e dati ufficiali raccolti da Coldiretti e dal Centro Studi Divulga indicano che gli arrivi di carni e preparazioni di maiale dall'estero sono aumentati significativamente negli ultimi anni, mentre la produzione nazionale è diminuita, con un impatto diretto sul grado di autoapprovvigionamento che oggi è inferiore alle esigenze del settore. Coldiretti stima che queste dinamiche sottraggano risorse al settore agricolo e che la perdita complessiva per gli agricoltori possa raggiungere ordini di grandezza rilevanti, portando a una minore autonomia produttiva e a una pressione sui redditi delle aziende. Nelle aree chiave della Food Valley si concentra la lavorazione delle cosce straniere anche per produzioni a marchio IGP, i cui disciplinari non impongono limiti geografici sulla provenienza degli animali, mentre i prosciutti a marchio DOP garantiscono la provenienza completamente italiana della materia prima.

Coldiretti presenta richieste specifiche e misure legislative alle istituzioni europee per ridurre l'«italianizzazione» dei prodotti esteri e per aumentare la trasparenza verso i consumatori; le principali proposte sul tavolo sono le seguenti. 1. Introdurre l'etichettatura obbligatoria dell'origine sulla materia prima agricola per tutti i prodotti alimentari commercializzati nell'Unione europea. 2. Modificare la norma del codice doganale che consente la qualificazione come «Made in» dopo l'ultima trasformazione sostanziale, ridefinendo i criteri rilevanti. 3. Restituire agli Stati membri la possibilità di definire chiaramente l'origine dei prodotti a partire dalla materia prima agricola.

Secondo il segretario generale Vincenzo Gesmundo, l'attuale quadro normativo europeo crea una distorsione che «penalizza il lavoro agricolo nazionale e altera profondamente la trasparenza del mercato», mettendo a rischio anche la salute dei consumatori quando non è garantita la tracciabilità completa degli ingredienti. Il presidente Ettore Prandini ricorda che la filiera agroalimentare italiana ha un valore strategico per il Paese e chiede che le decisioni europee restituiscano chiarezza e strumenti di tutela alle imprese. Coldiretti evidenzia inoltre come la distinzione tra marchi DOP e IGP renda necessario un adeguamento normativo che renda coerenti le tutele di origine con le aspettative di qualità e tutela del consumatore.

L'associazione porta anche esempi concreti per spiegare gli effetti economici: l'uso di cosce tedesche, olandesi, spagnole e danesi nella lavorazione dei prosciutti spinge verso una competizione al ribasso sui prezzi pagati agli allevatori italiani e indebolisce i processi di filiera integrata che caratterizzano i prodotti di alta qualità. Coldiretti chiede strumenti di controllo più efficaci alle dogane e alle autorità sanitarie europee, nonché sanzioni mirate contro pratiche commerciali ingannevoli. Perdita stimata 20 miliardi è la cifra che l'associazione indica come effetto annuo stimato sulle entrate degli agricoltori italiane a causa della riduzione del valore aggiunto nella filiera.

Domani a Roma, nell'incontro con il commissario Várhelyi, Coldiretti illustrerà queste richieste auspicando «decisioni concrete e non più rinviabili» a livello europeo, e proporrà un percorso legislativo e operativo per assicurare tracciabilità, controlli e trasparenza lungo tutta la filiera. L'obiettivo dichiarato è ottenere norme che impediscano l'uso di indicazioni di origine fuorvianti e che tutelino il valore economico e reputazionale del Made in Italy, preservando la sostenibilità del comparto e i redditi degli allevatori e dei trasformatori nazionali. L'incontro segnerà il passo successivo di una campagna che punta a trasformare le richieste di campo in interventi normativi e di vigilanza effettiva.

Foto - www.corriere.it

Témata: Prosciutto & Salumi, Etichettatura alimentare, Commercio internazionale

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