Crisi di Hormuz: agroenergie penalizzano colture alimentari
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Crisi di Hormuz: agroenergie penalizzano colture alimentari

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Crisi di Hormuz: agroenergie penalizzano colture alimentari

Bron: AGRONEWS Alle berichten van deze bron

L'impennata dei costi energetici legata alla crisi nello Stretto di Hormuz sta riproponendo il conflitto tra uso alimentare e uso energetico delle materie prime agricole, con la Fao che avverte del rischio catastrofe alimentare per le aree più fragili e dipendenti dalle importazioni. Il rialzo delle quotazioni dell'energia rende immediatamente più redditizio destinare produzioni agricole alla filiera non food, esercitando pressione sulle semine di cereali destinati a consumo umano e zootecnico. La situazione energetica si combina con una stretta sulla disponibilità di input, in particolare fertilizzanti, che sta già alterando le decisioni di semina in molte aree produttrici. Le catene di approvvigionamento agricole mostrano segnali di fragilità sia sul versante dell'offerta di input sia su quello della domanda finale, amplificando il rischio di rincari a valle.

Secondo analisti e operatori europei, il quadro è particolarmente critico per paesi con tassi di autoapprovvigionamento alimentare sotto il 50 per cento, dove la riduzione delle rese o lo spostamento delle colture verso usi energetici può tradursi rapidamente in tensioni sui prezzi al consumo. Enrica Gentile, amministratore delegato di Aretè, segnala che in Italia, e in modo più marcato nel Nord, è prevedibile un effetto sostituzione verso la soia a scapito dei cereali, con il mais da uso mangimistico tra i più colpiti. Gentile sottolinea che per gli agricoltori europei i maggiori costi produttivi non sono necessariamente compensati da prezzi di vendita più alti, aumentando il rischio di perdita di reddito nel settore agricolo.

Le colture maggiormente interessate dal fenomeno sono quelle più vocate alla produzione di biocarburanti e ad altri usi non alimentari, e in particolare si osserva uno spostamento verso:

1. Zucchero.

2. Mais.

3. Soia.

4. Colza.

5. Girasole.

Queste colture stanno progressivamente sostituendo semine di cereali a uso alimentare e mangimistico in vari paesi produttori, con impatti diretti sulle disponibilità di granaglie per l'alimentazione umana e animale; la diversione colture verso agroenergie è ormai una dinamica osservabile in più continenti.

Esempi concreti mostrano come il caro-petrolio influenzi scelte produttive strutturali: in Brasile una quota maggiore della canna da zucchero viene reindirizzata verso la produzione di etanolo per trasporti, sostenuta dalle migliori prospettive di domanda nel circuito non food. L'indice dei prezzi dello zucchero ha registrato un aumento del 7,2% nell'ultimo mese, segnale di una domanda attesa più forte per impieghi energetici, mentre negli Stati Uniti un sondaggio dell'USDA segnala un'imminente rotazione delle semine verso la soia a scapito del frumento primaverile. Questi spostamenti mostrano un collegamento diretto tra prezzo dell'energia, aspettative di mercato e decisioni agronomiche a livello aziendale.

La Fao ha richiamato i governi a intervenire con misure mirate per evitare che la pressione sui mercati agricoli si trasformi in una crisi su larga scala e ha stilato un calendario di priorità per le prossime semine. Tra le azioni che possono mitigare l'impatto sulle forniture alimentari sono indicate misure di politica pubblica e interventi di mercato volti a bilanciare domanda energetica e sicurezza alimentare; per chiarezza operativa le raccomandazioni principali includono:

1. Proteggere le colture destinate all'alimentazione e ridurre, dove possibile, le obbligatorie destinazioni ai biocarburanti.

2. Garantire l'accesso ai fertilizzanti essenziali mediante scorte strategiche e agevolazioni logistiche.

3. Sostenere agricoltori con misure di liquidità e strumenti che coprano l'aumento dei costi produttivi.

4. Favorire scambi commerciali e linee di credito per paesi importatori vulnerabili.

Queste linee d'azione mirano a contenere gli effetti immediati sul mercato e a preservare la semina di colture alimentari critiche.

A valle delle aziende agricole, la sostituzione di colture per usi energetici ha ricadute concrete su filiere zootecniche e sul costo dell'alimentazione animale: una contrazione del mais destinato al mangime può spingere i prezzi dei concentrati e aumentare i costi di allevamento. Per i consumatori finali i paesi a bassa autosufficienza rischiano rincari sul prezzo dei cereali e dei derivati senza che gli agricoltori vedano un recupero proporzionale dei margini. Il monitoraggio delle intenzioni di semina, dei flussi commerciali e degli stock di fertilizzanti resterà cruciale nelle prossime settimane per valutare l'entità della rotazione colture e gli effetti su prezzi e disponibilità.

La situazione richiede un coordinamento tra grandi produttori (in particolare Brasile e Stati Uniti), istituzioni multilaterali e autorità europee per bilanciare domanda energetica e sicurezza alimentare, attraverso decisioni rapide su mandati biofuel, supporto agli input produttivi e misure di tutela per i paesi importatori più fragili. Resta essenziale seguire l'evoluzione dei prezzi energetici e delle disponibilità di input per prevedere nuovi spostamenti delle semine e intervenire con politiche che mantengano l'approvvigionamento alimentare sotto controllo.

Foto - www.ilsole24ore.com

Onderwerpen: Soia, Fertilizzanti, Prezzi delle commodity agricole

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