Nanocapsule biofertilizzanti: la pianta comanda il rilascio
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Nanocapsule biofertilizzanti: la pianta comanda il rilascio

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Nanocapsule biofertilizzanti: la pianta comanda il rilascio

Fonte: AGRONEWS Tutte le notizie della fonte

La startup torinese Altered Materials ha messo a punto una piattaforma di nanocapsule biodegradabili per il rilascio controllato di fertilizzanti e biostimolanti, progettata per attivarsi in base ai segnali chimici emessi dalle piante. Il sistema si presenta come un involucro nanometrico in grado di proteggere principi attivi sensibili, prolungarne la stabilità e sincronizzarne il rilascio con le reali esigenze colturali. I responsabili della startup dichiarano che l'obiettivo è ridurre la dispersione ambientale degli input agricoli e aumentare l'efficacia delle somministrazioni su colture ad alto valore economico. L'azione combinata di protezione e rilascio mirato dovrebbe tradursi in benefici sia agronomici sia economici per aziende agricole e formulatori di input.

Modalità di attivazione e vantaggi tecnici

Il settore agricolo perde una quota significativa degli input applicati: circa il 50% dei fertilizzanti minerali non raggiunge le piante e fino al 90% dei prodotti fitosanitari si disperde nell'ambiente, secondo i dati citati dagli sviluppatori. I biologicals, inoltre, sono spesso instabili: la loro shelf life in magazzino può essere compromessa in 12-18 mesi e a temperature estive che superano i 50 °C. La tecnologia di Altered Materials si basa su una matrice di polisaccaridi reticolati in struttura tridimensionale che contiene il principio attivo e lo protegge dalla degradazione fino al momento di rilascio. A differenza di formulati tradizionali, le nanocapsule non rilasciano il contenuto in risposta a variabili fisiche come umidità, pH o temperatura ma solo in presenza di segnali biologici prodotti dalla pianta.

La novità fondamentale è il meccanismo di attivazione: attivazione dagli essudati radicali, composti organici secreti dalle radici quando la pianta è in stress o necessita di nutrienti, che innescano la degradazione controllata dell'involucro e il rilascio del carico. Le capsule hanno dimensioni dell'ordine di una frazione del diametro di un capello umano e possono ospitare sia sali nutrienti che biostimolanti proteici o polimerici, aumentando la versatilità applicativa. Secondo i promotori, questo approccio può comportare una riduzione fino al 30% dell'uso di chimica in campo grazie alla maggiore efficienza e miratura del rilascio.

Modalità d'impiego

L'applicazione può avvenire in due modalità distinte: a suolo o in formulati per trattamento fogliare. Distribuita nel terreno, la nanocapsula sfrutta il rilascio guidato dagli essudati radicali e limita il dilavamento e l'inefficienza dei nutrienti; applicata sulle foglie, la capsula migliora l'adesione e la tenuta del principio attivo sulla superficie, riducendone la degradazione e potenzialmente il numero di trattamenti necessari nel corso della stagione. La maggiore stabilità fogliare è particolarmente utile per i biologicals sensibili alla luce e al calore, mentre la modalità su suolo mira a sincronizzare il rilascio con le fasi fenologiche della coltura e i picchi di richiesta nutrizionale. Entrambe le modalità sono pensate per integrarsi con le pratiche colturali esistenti e con i macchinari per la distribuzione standard.

1. Fragole.

2. Mirtilli.

3. Vite (uva da vino).

4. Ortaggi da serra (pomodori, lattughe, ecc.).

5. Piccoli frutti e colture di pregio.

Impatto economico e commerciale

La tecnologia è rivolta in prima battuta a filiere con elevato valore per ettaro e dove il margine per trattamento giustifica input specialistici: fragole, mirtilli, serra, viticoltura di qualità sono citate come target primari. Per colture con prezzi al pezzo bassi e numerosi trattamenti obbligatori, come alcune mele da mercato massivo, il valore economico dell'incapsulamento potrebbe risultare limitato. I produttori di fertilizzanti e biologicals valutano la possibilità di ridurre la concentrazione del principio attivo nei formulati grazie all'efficienza dell'incapsulamento, con stime di aumento del margine commerciale tra il 7% e il 13%. Inoltre la protezione offerta dalle capsule estende la shelf life dei biologicals, riducendo scarti e perdite lungo la filiera logistica.

La startup ha avviato collaborazioni tecnico-scientifiche e percorsi di validazione con partner locali e centri di sperimentazione agricola, in particolare con la Fondazione Agrion e con programmi di accelerazione regionali. Sono in corso proof of concept con attori industriali del comparto, e la tecnologia è programmata per test sperimentali nei prossimi tre mesi del 2026 su principi attivi sia in fase R&S sia già commerciali. Il piano commerciale prevede il lancio di un primo prodotto sul mercato nella prima metà del 2027, seguito da una strategia di espansione in Spagna e, successivamente, nei mercati latinoamericani dove la domanda di biologicals è in crescita e le superfici agricole sono significative. Operazioni normative, scale-up produttivo e validazioni agronomiche costituiranno le tappe successive per la diffusione della tecnologia.

Foto - www.repubblica.it

Temi: Agricoltura sostenibile, Fertilizzanti, Innovazione & Startup (AgTech)

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