Secondo Pietro Ricci, presidente della OP Marineria Sambenedettese, la proposta avanzata dalla marineria locale rappresenta un tentativo concreto di mitigare l'impatto economico del fermo pesca mantenendo invariata la riduzione complessiva dello sforzo di pesca. Ricci sottolinea che l'obiettivo è tutelare il reddito dei pescatori, l'indotto e la filiera alimentare senza aumentare la durata totale dell'inattività. La posizione è sostenuta da PescAgri-Cia Marche e discussa a livello nazionale da referenti dell'Associazione Pescatori Italiani promossa da Cia-Agricoltori Italiani. Il contributo diretto dei pescatori è ritenuto imprescindibile per costruire soluzioni praticabili per il 2026 e gli anni a venire.
Proposta per ridurre l'inattività senza aumentare i costi
La marineria segnala che l'attuale quadro regolatorio prevede una riduzione dello sforzo di pesca equivalente a un ammontare complessivo di giorni di fermo che incide pesantemente sui ricavi annui. In particolare, i pescatori evidenziano che la misura oggi in vigore produce effetti negativi sulle entrate giornaliere e sui costi fissi delle imbarcazioni, con ricadute su retribuzioni e fornitori locali. Per questo motivo la proposta locale mira a riequilibrare la perdita di giornate lavorative con soluzioni operative che valorizzino il prezzo del pescato per unità di giornata e riducano i costi variabili.
La soluzione elaborata dalla Marineria Sambenedettese si concentra su ambito geografico e su due interventi principali, pensati per essere applicati nelle GSA 17 e GSA 18:
1. Ambito territoriale limitato alle zone GSA 17 e GSA 18, cioè il comparto che va dai compartimenti da San Benedetto del Tronto fino a Bari.
2. Un fermo obbligatorio di 30 giorni concentrato nel periodo estivo per preservare stagionalità e valore commerciale del pescato.
3. Una riduzione programmata dell'orario di pesca a 48 ore settimanali con uscite obbligatorie limitate a due giorni alla settimana per un arco temporale di circa dieci settimane.
I promotori affermano che questa combinazione mantiene la stessa riduzione complessiva dello sforzo prevista dall'attuale regolamentazione ma redistribuisce le giornate di inattività in modo da incrementare il valore medio per giornata di pesca. Il meccanismo dovrebbe inoltre abbattere i costi operativi legati alle uscite in mare, come carburante e logistica, perché riduce le partenze complessive pur preservando una continuità lavorativa per l'equipaggio. Riduzione dello sforzo di pesca di 50 giorni rimarrebbe il target complessivo, ma ottenuto con diversa calendarizzazione e organizzazione.
Marilena Fusco, referente nazionale di PescAgri, sottolinea che la proposta nasce dalla quotidianità del lavoro in mare e che il coinvolgimento diretto dei pescatori è essenziale per costruire misure efficaci. PescAgri-Cia intende portare la proposta ai tavoli istituzionali nazionali nel corso del 2026, chiedendo valutazioni tecniche e l'apertura di un confronto con il Ministero e le autorità regionali. Fra le richieste dei promotori c'è la realizzazione di un'analisi d'impatto economico e sociale che quantifichi effetti su prezzi, disponibilità di prodotto e occupazione locale.
Dal punto di vista economico, gli effetti attesi includono un aumento del prezzo medio per unità di prodotto pescato grazie alla minore offerta concentrata sui periodi di attività e una riduzione dei costi variabili per uscita. Tra i rischi identificati vi sono una possibile compressione dell'offerta in determinati mercati locali, esigenze logistiche per la gestione delle giornate di sbarco concentrate e la necessità di controlli efficaci per garantire il rispetto delle nuove turnazioni. Le autorità dovranno valutare anche aspetti sanitari e di tracciabilità per evitare distorsioni commerciali.
I prossimi passi indicati dagli organismi coinvolti prevedono l'avvio nel 2026 di un iter di confronto tecnico-istituzionale, l'elaborazione di simulazioni economiche a scala locale e la definizione di criteri per eventuali misure compensative per i soggetti più esposti. I rappresentanti della marineria chiedono che ogni intervento sia accompagnato da strumenti di monitoraggio e da misure che permettano di calibrare i costi sulle uscite in mare, riducendo l'impatto su redditi e famiglie. Le decisioni che verranno assunte determineranno le modalità operative per la prossima stagione e rappresentano un test per soluzioni più flessibili nel settore della pesca.
Foto - cia.it