Virus H5N1 trasmesso nel latte ovino: rischio negli allevamenti
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Virus H5N1 trasmesso nel latte ovino: rischio negli allevamenti

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Virus H5N1 trasmesso nel latte ovino: rischio negli allevamenti

Fonte: AGRONEWS Tutte le notizie della fonte

Uno studio guidato dal National Centre for Foreign Animal Disease ha mostrato che i virus H5Nx possono essere trasmessi attraverso il latte di pecora, con potenziali effetti significativi per la gestione degli allevamenti. Trasmissione via latte confermata dopo l'inoculazione nella ghiandola mammaria ha portato a mastiti e a un rilascio prolungato di particelle virali nel latte, mentre Elevata carica virale nel latte è stata registrata in campioni analizzati dagli sperimentatori. I risultati indicano che Agnelli amplificano la diffusione poiché la suzione può trasferire il virus ad altre mammelle e favorire il contagio intra-allevamento. Questo comportamento biologico apre nuove criticità operative per i sistemi zootecnici che gestiscono pecore da latte e animali lattanti.

Nel protocollo sperimentale, pecore in lattazione inoculate nella ghiandola mammaria hanno sviluppato mastite clinica e hanno rilasciato elevate cariche virali nel latte per periodi osservabili; gli agnelli che hanno succhiato da queste mammelle si sono infettati e hanno poi facilitato la trasmissione a mammelle non ancora contaminate. Allo stesso tempo, pecore non in lattazione esposte per via aerosol hanno manifestato infezioni respiratorie con livelli bassi di replicazione virale, suggerendo una minore efficienza della via aerea rispetto alla via mammaria in questo modello animale. Sia le madri sia gli agnelli hanno sviluppato risposta immunitaria misurabile, con sieroconversione contro gli antigeni H5Nx.

Le implicazioni pratiche per l'allevamento sono concrete: il latte crudo raccolto da pecore infette potrebbe veicolare virus attivi, rappresentando un rischio diretto per il bestiame e, potenzialmente, per la filiera del latte che utilizza prodotto non pastorizzato. Le catene di produzione casearia basate su trasformazione di latte crudo o su passaggi ripetuti tra animali lattanti e animali adulti nei recinti integrati aumentano la probabilità di diffusione locale. Per le aziende agricole il rischio non è limitato al singolo capo malato, perché il comportamento di suzione e il contatto stretto tra animali favoriscono schemi di amplificazione rapida all'interno dei gruppi di sghembe e agnellate.

1. Intensificare la sorveglianza mirata sul latte: campionamento periodico e test virologici dei lotti di latte crudo destinati a consumo o trasformazione locale.

2. Separazione immediata degli animali con mastite sospetta e gestione delle mammelle infette: isolamento e controllo della mungitura per evitare contaminazioni incrociate.

3. Protocollo rigido di igiene durante la mungitura: dispositivi di protezione per gli addetti, sanificazione degli impianti e gestione dei reflui di mungitura.

4. Limitazione dei contatti tra agnelli e pecore di gruppi diversi e monitoraggio sanitario delle agnellate per ridurre i percorsi di trasmissione.

5. Adozione obbligatoria della pastorizzazione per il latte destinato al consumo umano e tracciabilità completa dei lotti provenienti da stalle con sospetto di infezione.

Le indicazioni operative per veterinari e operatori zootecnici richiedono strumenti diagnostici rapidi per il controllo del latte e protocolli nazionali di intervento che definiscano quando sospendere la raccolta e la commercializzazione del prodotto. Sono necessari studi di follow-up per quantificare la durata della carica virale nel latte nelle condizioni di campo, valutare la dose infettante via latte per diverse classi di età e approfondire il ruolo degli agnelli come amplificatori epidemiologici. Le autorità sanitarie veterinarie dovranno inoltre valutare l'integrazione di queste evidenze nei piani di sorveglianza esistenti, adattando i criteri di monitoraggio dei focolai nelle aziende ovine.

Gli autori dello studio sollecitano un rafforzamento delle misure di biosicurezza nelle aziende, soprattutto in contesti di allevamenti misti e in aree con circolazione di influenza aviaria in avifauna selvatica. Le imprese lattiero-casearie e i consorzi di tutela dovranno considerare protocolli di controllo economico e sanitario che includano test sul latte, formazione del personale e percorsi di segregazione rapida degli animali sintomatici. Per l'industria casearia, la raccomandazione prioritaria è di non impiegare latte crudo non testato e di garantire processi di pastorizzazione certificati per tutte le forniture destinate al consumo umano.

Al livello aziendale, le prime misure pratiche suggerite sono il contatto immediato con il veterinario in caso di mastite atipica, la sospensione temporanea della mungitura di animali sospetti, la raccolta di campioni per analisi virologica e la comunicazione tempestiva alle autorità veterinarie competenti per eventuali interventi di sorveglianza estesa. Le aziende che allevano pecore da latte e producono formaggi con latte crudo devono rivedere i protocolli di sanificazione degli impianti e le procedure di gestione degli agnelli per ridurre i percorsi di trasmissione all'interno delle stalle.

Foto - www.agi.it

Temi: Ovini & Caprini, Influenza aviaria, Latte

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