Barbara Nappini: la zootecnia trasforma gli animali
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Barbara Nappini: la zootecnia trasforma gli animali

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Barbara Nappini: la zootecnia trasforma gli animali

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Secondo Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia, l'attuale modello di allevamento ha progressivamente trasformato gli animali in strumenti di produzione e ha creato rischi importanti per la salute pubblica e per l'ambiente. L'analisi proposta mette al centro il nesso fra metodo produttivo, scelte di mercato e conseguenze sanitarie, climatiche ed etiche, richiedendo un cambiamento immediato nelle pratiche e nelle politiche del settore. Zootecnia trasformata in macchine sintetizza la critica principale: non si tratta solo di scala produttiva, ma di un approccio che ignora l'etologia e le funzioni ecologiche degli animali. Questa opinione, resa pubblica nel 2026, invita a ripensare priorità e strumenti a livello nazionale e locale per orientare il settore verso pratiche sostenibili e resilienti.

L'approccio industriale ha separato coltivazione e allevamento, generando dipendenze economiche e vulnerabilità delle filiere; senza un ciclo integrato i contadini comprano fertilizzanti chimici e gli allevatori acquistano mangimi e fieno, con impatto sui costi quando si verificano shock internazionali. La perdita di letame come risorsa organica ha aumentato l'uso di input esterni e ridotto l'autonomia aziendale, con effetti diretti sui prezzi e sulla sicurezza alimentare. La standardizzazione genetica e la stabulazione permanente hanno sostituito la biodiversità e la gestione estensiva, peggiorando la resilienza degli ecosistemi agricoli e la qualità dei prodotti.

Le grandi concentrazioni animali producono esternalità che ricadono sulla collettività: inquinamento di aria, acqua e suolo, perdita di habitat, e un contributo significativo ai gas serra. La zootecnia è responsabile di una quota rilevante delle emissioni globali di gas climalteranti e l'impatto va misurato non solo in CO2 ma anche in uso di suolo, acqua e fertilizzanti. 14,5% delle emissioni climalteranti è la misura spesso citata per il settore zootecnico a livello globale e serve da riferimento per impostare riduzioni ambiziose e verificabili. Le ricadute territoriali si manifestano anche nella concentrazione di reflui e nell'erosione dei servizi ecosistemici.

Sul fronte sanitario, le condizioni di alta densità, gli ingrassi rapidi e i protocolli di trattamento amministrati su larga scala favoriscono la diffusione di agenti patogeni e l'uso preventivo di antimicrobici. Questo scenario è uno degli elementi che alimentano Antibiotico-resistenza con impatti sulla medicina umana e veterinaria; ridurre l'uso non terapeutico di antibiotici è quindi una priorità di salute pubblica. Il legame fra modelli produttivi intensivi e malattie croniche legate all'alimentazione rende urgente una revisione delle diete e dei sistemi di produzione per proteggere la salute collettiva.

Per orientare il settore verso pratiche più sostenibili e resilienti, Barbara Nappini indica una serie di interventi concreti rivolti a istituzioni, filiere e consumatori: 1. Ripristinare cicli integrati tra allevamento e coltivazione per ridurre l'uso di fertilizzanti chimici e aumentare la fertilità dei suoli. 2. Favorire l'allevamento estensivo al pascolo e ridurre la densità dei capi per migliorare il benessere animale e le prestazioni ambientali. 3. Riequilibrare le diete nazionali aumentando l'apporto proteico da legumi e fonti vegetali per diminuire la pressione sulla produzione animale. 4. Riformare sussidi e incentivi agricoli verso pratiche rigenerative e sistemi locali di filiera corta. 5. Implementare monitoraggi obbligatori sull'uso di antibiotici e sistemi di certificazione trasparente per il benessere animale.

Ciascuna di queste misure richiede strumenti di politica agricola, investimenti in ricerca e formazione e segnali chiari al mercato; ad esempio, la riorientazione dei pagamenti diretti e dei fondi disponibili verso pratiche agroecologiche può accelerare la transizione. Le tecnologie per il monitoraggio ambientale e sanitario, la ricerca su razze adattate al pascolo e la formazione degli allevatori sono leve essenziali per rendere praticabili le scelte indicate. Parallelamente serve una strategia di comunicazione che accompagni i consumatori verso scelte alimentari più equilibrate e trasparenti, e che valorizzi prodotti a basso impatto.

Il salto richiesto è culturale oltre che tecnico: tornare a considerare gli animali come esseri senzienti con funzioni ecologiche significa ripensare filiere, prezzi e regole di mercato. La proposta di Slow Food, come esposta da Nappini, non rinuncia alla produzione alimentare ma chiede di ridisegnarla per coniugare nutrizione, cura degli ecosistemi e dignità di chi lavora la terra. Ora la sfida è tradurre queste indicazioni in piani operativi 2026-2030, investimenti e norme che favoriscano la diffusione su scala reale di allevamenti al pascolo e filiere più corte e trasparenti.

Foto - www.ilfattoquotidiano.it

Sujets: Benessere animale, Antibiotici in zootecnia, Agricoltura sostenibile

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