Attilio Scienza: la Francia racconta il vino meglio di noi
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Attilio Scienza: la Francia racconta il vino meglio di noi

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Attilio Scienza: la Francia racconta il vino meglio di noi

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Secondo il professor Attilio Scienza, decano della ricerca e della divulgazione sul vino italiano, la differenza tra Italia e Francia nel valore del settore non sta nella qualità ma nella capacità di raccontare il prodotto. Fatturato Italia 15 mld vs Francia 37 mld e Produzione 45 milioni ettolitri mostrano che a parità di quantità la valorizzazione commerciale è divergente; il prezzo medio al litro e la collocazione sui mercati spiegano gran parte del divario. La riflessione di Scienza si concentra su come il concetto di terroir, la distribuzione delle denominazioni e la gestione dei vitigni autoctoni incidano sul valore economico del vino nazionale. Riduzione francese 5-6 milioni entro 2035 è un esempio delle scelte strategiche che i produttori transalpini mettono in atto per gestire l’offerta e sostenere i prezzi.

Lo studioso sottolinea che la viticoltura francese è più polarizzata: poche denominazioni importanti con forte identità territoriale e un chiaro posizionamento sui mercati. In Italia la ricchezza genetica e territoriale è superiore — con centinaia di vitigni autoctoni e ampie variabilità geo-pedologiche — ma questa varietà non viene sufficientemente collegata a storie riconoscibili dal consumatore. Per Scienza il concetto chiave è la "vocazione" del territorio: mettere i vitigni nei luoghi dove possono esprimersi appieno per trasformare la diversità in valore commerciale. Anche la presenza di molte denominazioni frammentate rischia di confondere più che aiutare la costruzione di un brand territoriale.

Sulla comunicazione Scienza porta esempi pratici: la Francia tende a valorizzare le grandi aree senza enfatizzare il vitigno in etichetta, creando un racconto territoriale unitario che il cliente assimila facilmente. In Italia invece spesso si enfatizza il vitigno autoctono senza spiegarne la relazione con il territorio, la storia e la gastronomia locali, ottenendo scarsa riconoscibilità sui mercati internazionali. Il risultato è un prezzo medio inferiore: il valore percepito è più basso nonostante ampia qualità e biodiversità. Per cambiare rotta serve mettere insieme contenuti, narrazioni e strumenti formativi mirati.

Analizzando le strategie di gestione della produzione in scenari di crisi, Scienza evidenzia due approcci differenti: la Francia adotta misure di riduzione dell’offerta mentre l’Italia punta su sviluppo e ricerca di nuovi modelli commerciali, perché in molti contesti non è praticabile l’espianto massiccio. Questo rende centrale la domanda come fattore competitivo per l’Italia: aumentare valore e consumo sostenibile è la via per non dover ridurre la produzione. Per operare in questa direzione occorre un piano concreto che integri comunicazione, formazione e alleanze istituzionali e private.

1. Rafforzare progetti di comunicazione territoriale integrata che colleghino archeologia, storia, cucina e vitigni per creare narrazioni distintive e riconoscibili sui mercati nazionali e internazionali.

2. Avviare programmi di formazione specifica per comunicatori del vino — Summer School, Academy e corsi pratici — per professionalizzare il racconto e l’uso dei contenuti multimediali.

3. Sostenere alleanze pubblico-private e interregionali per campagne di educazione al consumo responsabile e per iniziative di promozione condivisa che moltiplichino gli impatti commerciali.

La formazione è, secondo Scienza, un fattore abilitante: senza persone competenti non si costruiscono progetti di comunicazione efficaci. Propone percorsi formativi che uniscano competenze enologiche, marketing territoriale e storytelling digitale per trasformare la vasta biodiversità italiana in offerte comprensibili e appetibili. I dati di consumo domestico indicano che il territorio rimane un driver di scelta per il pubblico, perciò investire nella qualificazione dei narratori del vino produce effetti sulla domanda e sul prezzo medio.

Tra le misure pratiche suggerite dall’esperto ci sono campagne di educazione al consumo consapevole, legami più stretti tra enogastronomia e turismo, e una maggiore collaborazione tra regioni per costruire marchi territoriali più forti. Serve poi contrastare la crescente demonizzazione del vino con messaggi basati su dati e promozione del consumo moderato, collegando il vino ai pasti e alla cultura alimentare. La trasformazione passa da progetti concreti, misurabili e da una nuova generazione di comunicatori formati per raccontare la complessità italiana in modo semplice e attrattivo, permettendo così di valorizzare vini, territori e imprese agricole.

Foto - winenews.it

Sujets: Uva & Vino, Vini DOC & DOCG, Istruzione & Formazione

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