Michele Fino: «Corvina, Sangiovese, Nebbiolo resistenti»
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Michele Fino: «Corvina, Sangiovese, Nebbiolo resistenti»

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Michele Fino: «Corvina, Sangiovese, Nebbiolo resistenti»

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Secondo Michele Antonio Fino, professore di Fondamenti del Diritto Europeo all'Università di Pollenzo, la ricerca pubblica deve giocare un ruolo centrale nella transizione varietale e nella tutela delle denominazioni italiane. L'opinione del docente, raccolta da WineNews, si concentra sulle potenzialità delle tecnologie moderne applicate alla vite e sulle implicazioni normative e di mercato che ne derivano. Fino sottolinea che il tema non riguarda solo la scienza ma anche il rapporto con consumatori e territori, aspetti decisivi per le filiere vitivinicole italiane.

Fino afferma che grazie agli strumenti attuali è possibile conferire resistenze a viti millenarie senza stravolgerne il profilo organolettico, a partire dal contenimento delle malattie fungine e da insetti vettori. L'obiettivo è mantenere il legame con il territorio e le aspettative dei consumatori mentre si riducono trattamenti e rischi fitosanitari, promuovendo al contempo sostenibilità agronomica e continuità delle denominazioni. resistenza senza perdere identità è il principio che Fino indica come vincolante nei programmi di miglioramento.

Il professore ricorda che le tecniche oggi disponibili — sequenziamento, selezione assistita e editing mirato — hanno abbattuto tempi e barriere tecniche rispetto al passato e rendono praticabile l'intervento su varietà tradizionali. Questo sviluppo consente di identificare segnature genetiche di resistenza e di accelerare l'introduzione di caratteri utili, riducendo i consumi di agrofarmaci e migliorando la resilienza ai cambiamenti climatici. scrivere il genoma a costi irrisori è l'immagine usata da Fino per spiegare la nuova accessibilità delle tecnologie genomiche.

Le tre varietà che il professor Fino indica come prioritarie per programmi pubblici sono elencate e nominate esplicitamente: 1. Corvina. 2. Sangiovese. 3. Nebbiolo.

Per tradurre la ricerca in risultati pratici Fino chiede un'azione coordinata che coinvolga istituti pubblici, centri di ricerca e consorzi di tutela, e indica tre linee operative prioritarie: 1. Aumentare finanziamenti pubblici e programmi di ricerca dedicati al miglioramento varietale delle viti autoctone. 2. Definire percorsi normativi chiari per l'applicazione dell'editing genetico e della selezione molecolare nelle viti tutelate. 3. Avviare campagne di informazione e marketing per spiegare al consumatore i benefici ambientali e qualitativi delle viti resistenti.

Fino sottolinea anche le ricadute economiche: minori costi fitosanitari per azienda, maggiore stabilità produttiva anno su anno e potenziale valorizzazione delle denominazioni che adottano soluzioni basate su ricerca pubblica. La questione della tutela delle DOP/DOCG e dell'identità varietale rimane centrale: ogni intervento deve essere accompagnato da test sensoriali, prove sul campo e monitoraggio post-immissione per garantire coerenza con i disciplinari.

A livello operativo il professore invita a promuovere programmi pilota su scala regionale coordinati con università e centri di sperimentazione per raccogliere dati agronomici, enologici e di mercato; inoltre propone la creazione di piattaforme di condivisione dei dati genetici e fenotipici fra i soggetti pubblici. ricerca pubblica cruciale è l'esortazione finale di Fino per assicurare che le innovazioni restino al servizio del patrimonio vitivinicolo nazionale e delle sue comunità.

Foto - winenews.it

Sujets: Sementi & Miglioramento genetico, Uva & Vino, Ricerca & Sviluppo (CREA)

Agronews

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