L'Italia intensifica il sostegno a Maurizio Martina per la direzione della FAO, presentando la candidatura come un'opportunità per rafforzare il peso internazionale del paese nel sistema alimentare globale. Il governo italiano guida una mobilitazione politica e istituzionale che prova a trasformare la figura dell'ex segretario del Pd in un nome capace di ottenere consensi trasversali; sostegno trasversale del governo è la definizione spesso utilizzata dal ministro dell'Agricoltura per giustificare l'impegno. La candidatura è posta in prospettiva del rinnovo con mandato da assegnare per il periodo successivo al 2027, e il dossier è trattato come priorità diplomatica a Roma e a livello UE. Il Perimetro delle alleanze include partiti, ministeri e le principali organizzazioni agricole nazionali che sottolineano competenza ed esperienza come elementi decisivi nella scelta del candidato.
Il posizionamento italiano si è complicato dopo la decisione della Spagna di proporre Luis Planas, attuale ministro dell'Agricoltura, per lo stesso incarico, una mossa interpretata da Roma come un tentativo di rafforzare la presenza spagnola nelle agenzie Onu del settore alimentare. La Spagna ha già un ruolo di rilievo nel polo Onu con la leadership all'IFAD, e la doppia candidatura europea apre una partita politica oltre che diplomatica. Per l'Italia la competizione non è solo personale ma strategica: vincere la direzione della FAO significherebbe primo direttore generale italiano e maggiore influenza nelle politiche globali su sicurezza alimentare, sviluppo rurale e ricerca agricola. Il confronto tra le capitali richiama la necessità di bilanciare interessi nazionali e ragioni di sistema all'interno dell'Unione europea.
La scelta di sostenere Martina viene motivata ufficialmente con la sua esperienza nell'agenzia e nelle relazioni internazionali, oltre che con la capacità di dialogare con stakeholder agricoli e istituzioni europee; per Roma si tratta di privilegiare il profilo tecnico e diplomatico rispetto all'appartenenza politica. Sul fronte delle organizzazioni di rappresentanza agricola italiane la candidatura italiana ha raccolto adesioni e inviti a un coordinamento europeo: richiesta di unità europea è il messaggio che arriva dalle principali sigle. Il mondo agricolo nazionale sottolinea che una leadership italiana alla FAO potrebbe incidere su priorità quali resilienza climatica delle filiere, investimenti in ricerca agronomica e sostegno ai piccoli produttori. Le associazioni puntano anche a usare il processo di nomina per sollecitare chiarimenti sui futuri orientamenti delle agenzie Onu rispetto a politiche fitosanitarie e commercio internazionale.
A livello politico interno lo scontro si è polarizzato tra accuse e difese, con esponenti del centrodestra che denunciano contraddizioni e chiedono al Pd un intervento diretto sul governo spagnolo, mentre il Partito Democratico e i suoi leader ribadiscono il proprio appoggio a Martina e lavorano alle interlocuzioni internazionali. Queste tensioni hanno reso evidente come le nomine alle agenzie Onu diventino terreno di scontro politico nazionale ma anche leva di negoziazione europea. Di seguito alcuni soggetti che hanno espresso critiche pubbliche o richieste di chiarimento sul dossier italiano:
1. Carlo Fidanza, capodelegazione FdI al Parlamento europeo.
2. Nicola Procaccini, eurodeputato FdI.
3. Stefano Cavedagna, eurodeputato FdI.
4. Marco Cerreto, europarlamentare FdI.
Dal lato del Pd invece la leadership nazionale ha confermato il sostegno a Martina e ha annunciato interlocuzioni con partner europei per costruire maggioranze favorevoli alla candidatura italiana; la posizione dem è presentata come un impegno diplomatico che guarda alle dinamiche multilaterali. Parallelamente, il ministro dell'Agricoltura italiano ha scritto alla presidenza di turno del Consiglio UE per chiedere un coordinamento sul rinnovo dei vertici delle agenzie Onu del settore alimentare e sollecitare una posizione comune europea. Le ragioni invocate nella richiesta di unità riguardano la necessità di considerare in modo coordinato più nomine internazionali per evitare squilibri di rappresentanza tra paesi membri e garantire una strategia condivisa su sicurezza alimentare e sviluppo rurale.
Le implicazioni pratiche per il settore agricolo italiano sono concrete: una candidatura italiana forte potrebbe facilitare l'accesso a programmi di cooperazione, influenzare priorità di finanziamento e orientare le politiche globali in materia di innovazione agronomica e resilienza climatica. Gli attori economici e associativi segnalano inoltre come la partita della FAO sia osservata da partner commerciali e istituzioni finanziarie internazionali, con possibili ricadute su export e progetti di investimento agricolo. Tra le richieste specifiche che circolano nei tavoli di lavoro vi sono tre priorità tematiche da trasferire nella piattaforma programmatica del candidato:
1. rafforzamento degli investimenti in ricerca agricola e tecnologie per la resilienza.
2. supporto alle filiere corte e ai piccoli produttori per la sicurezza alimentare.
3. coordinamento internazionale su pratiche sostenibili e fitosanitarie.
La campagna di nomina proseguirà nei prossimi mesi con intense attività diplomatiche in ambito UE e Onu, e il risultato dipenderà sia da equilibri politici europei sia dalla capacità di costruire alleanze esterne, comprese le regioni in via di sviluppo che sono stakeholder fondamentali nelle votazioni delle agenzie Onu. L'Italia punta su un mix di competenze tecniche e relazioni internazionali per trasformare la candidatura in un risultato elettorale e istituzionale che rafforzi la voce del paese nei processi decisionali globali sull'agricoltura e l'alimentazione.
Foto - www.ilmessaggero.it