Imprese: no all’EPR plastica, 'non sostenibile per il sistema'
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Imprese: no all’EPR plastica, 'non sostenibile per il sistema'

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Imprese: no all’EPR plastica, 'non sostenibile per il sistema'

Allikas: AGRONEWS Kõik selle allika uudised

Secondo dieci organizzazioni rappresentative delle imprese italiane, il regime EPR sui prodotti in plastica proposto dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, nella forma attuale, rischia di provocare ricadute economiche significative senza benefici ambientali diretti evidenti, e le associazioni chiedono l'apertura di un tavolo di confronto nazionale. Le sigle che hanno firmato le osservazioni sottolineano il ruolo delle imprese agricole e delle filiere connesse, mettendo in rilievo l'impatto sui costi di produzione e sulla competitività sul mercato interno ed estero. Rischio aumento dei costi di filiera è il tema ricorrente nelle note inviate alla consultazione pubblica e le organizzazioni insistono sulla necessità di valutazioni puntuali di impatto economico. Le associazioni affermano la propria disponibilità a collaborare per soluzioni efficaci, ma chiedono di rivedere gli ambiti di applicazione e le modalità operative del provvedimento.

Le organizzazioni firmatarie sono state espresse chiaramente nella documentazione inviata al Ministero:

1. Cia-Agricoltori Italiani.

2. Agci.

3. Claai.

4. Cna.

5. Confagricoltura.

6. Confapi.

7. Confcooperative.

8. Confesercenti.

9. Copagri.

10. Legacoop.

Nel dettaglio, le osservazioni mettono in luce tre critiche principali alla versione proposta del regime EPR:

1. L'applicazione generalizzata di un contributo ambientale su tutti i prodotti in plastica comporterebbe un aumento dei costi per imprese e consumatori senza targetizzazione delle categorie a maggior impatto ambientale.

2. L'estensione indiscriminata a prodotti non imballaggio sovrappone oneri a quelli già esistenti per gli imballaggi, generando duplicazioni e distorsioni competitive.

3. L'assenza di misure specifiche per sostenere il riuso e la circolarità delle filiere produttive rende il provvedimento inefficace rispetto agli obiettivi di economia circolare.

Le osservazioni citano come fatto che alcuni materiali plastici, in particolare gli imballaggi in polietilene, sono già gravati da un prelievo ambientale nazionale e che l'introduzione di ulteriori contribuzioni senza una chiara analisi costi-benefici produrrebbe immediati rincari nei prezzi al consumo. Le imprese agricole evidenziano come molte componenti plastiche usate in attività produttive e sanitarie siano strumenti essenziali per la sicurezza alimentare e per il mantenimento delle produzioni, e che costi aggiuntivi diretti inciderebbero sulla marginalità delle aziende e sulla capacità di investimento. Secondo le sigle il principio di responsabilità del produttore deve essere sostenuto da misure calibrate di sostegno e incentivi all'eco-design, non solo da nuovi oneri finanziari.

Le proposte avanzate dalle associazioni mirano a rendere l'intervento più efficace e meno impattante sul tessuto produttivo: effettuare una valutazione d'impatto economico approfondita, escludere categorie strategiche o prevedere esenzioni temporanee per le filiere critiche, introdurre meccanismi di incentivazione per il riuso e il riciclo di qualità e armonizzare il regime con i contributi già esistenti per evitare sovrapposizioni. Le organizzazioni chiedono anche criteri chiari per distinguere prodotti ad alto impatto ambientale da quelli a basso impatto e la definizione di strumenti di monitoraggio e trasparenza sui flussi di raccolta e riciclo. Richiesta tavolo di confronto urgente è la domanda comune per affrontare questi nodi tecnici e normativi.

Il confronto proposto dalle imprese punta inoltre su misure concrete per supportare la transizione circolare delle filiere agricole: incentivi per l'adozione di materiali alternativi dove tecnicamente ed economicamente fattibili, finanziamenti per infrastrutture di raccolta differenziata e riciclo a livello territoriale, e programmi di formazione per la progettazione di prodotti più facilmente riciclabili. Le associazioni sottolineano che politiche pubbliche che combinano regole, incentivi e investimenti possono migliorare i tassi di circolarità senza comprimere la capacità produttiva nazionale. A livello operativo, viene indicata la necessità di tempistiche e fasi di attuazione che consentano adeguamenti graduali e verificabili.

Il quadro che emerge dalle osservazioni non nega la priorità dell'obiettivo ambientale né la necessità di responsabilizzare i produttori, ma chiede strumenti più mirati e proporzionati al fine di evitare impatti recessivi sulle imprese italiane e sui consumatori. Le associazioni annunciano la disponibilità a partecipare a tavoli tecnici con il Ministero per costruire soluzioni che coniughino sostenibilità ambientale e competitività economica, presentando dati di filiera e proposte operative. Difesa della competitività produttiva e tutela del potere d'acquisto dei consumatori restano i due assi su cui le organizzazioni intenderanno basare il negoziato con le istituzioni.

Foto - winenews.it

Teemad: Agricoltura sostenibile, Ecologia & Ambiente, Inflazione & Costi dei mezzi produttivi

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