Alternanza produttiva dell'olivo: nutrienti e fotosintesi
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Alternanza produttiva dell'olivo: nutrienti e fotosintesi

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Alternanza produttiva dell'olivo: nutrienti e fotosintesi

Allikas: AGRONEWS Kõik selle allika uudised

L'alternanza produttiva dell'olivo rappresenta ancora una delle principali sfide per gli oliveti mediterranei, con impatti diretti su resa, qualità e redditività. Uno studio condotto su olivi irrigui cv. Chemlali in condizioni aride della Tunisia centro-orientale mette a fuoco come il carico produttivo moduli assorbimento di macroelementi e attività fotosintetica, offrendo indicazioni operative per fertirrigazione differenziata. Le evidenze mostrano che l'alternanza non è solo una questione di quantità di frutti, ma coinvolge spostamenti netti di nutrienti e variazioni nella fisiologia fogliare.Oltre il 60% dell'azoto nelle drupe emerge come elemento chiave del fenomeno: nei cicli di piena produzione gran parte dell'azoto fogliare viene trasferito ai frutti, riducendo le riserve per l'anno successivo. Le concentrazioni fogliari di azoto rilevate nello studio oscillano tra 1,12% e 2,92% della sostanza secca, con picchi in marzo e in autunno durante gli anni di carica e valori primaverili più elevati negli anni di scarica. La marcata riduzione estiva dell'azoto nelle foglie nelle annate "on" è coerente con il trasferimento verso le drupe in accrescimento e con la funzione del seme come sink metabolico dominante che riduce l'induzione fiorale per la stagione seguente.

La competizione tra crescita vegetativa e fruttificazione è evidente nelle misure di sviluppo dei germogli: le piante in anni "off" hanno registrato incrementi medi annui molto superiori rispetto alle piante in piena produzione, con differenze particolarmente nette nella primavera. Questa dinamica spiega perché, dopo una stagione di elevata raccolta, la chioma fatica a ricostituire biomassa vegetativa e riserve necessarie per la fioritura successiva. Le osservazioni fisiologiche indicano inoltre che l'attività fotosintetica è sensibile al carico: negli anni scarichi il tasso di fotosintesi netta supera frequentemente i 15 µmol CO2 m−2 s−1, a fronte di valori inferiori nelle annate di carica.Fotosintesi sopra 15 µmol CO2 m−2 s−1 viene associata a migliore disponibilità di fotoassimilati per crescita e stoccaggio.

Dall'analisi agronomica derivano raccomandazioni pratiche per la gestione dell'azoto: nelle annate di elevata produzione è preferibile spalmare la concimazione azotata per sostenere contemporaneamente frutti e ripresa vegetativa post-raccolta. Lo studio propone una ripartizione della dose totale di azoto che può essere riassunta come segue. 1. 50-60% dell'azoto tra fine inverno e marzo. 2. 10-30% all'inizio della primavera, in fase di allegagione. 3. 20-30% dopo la raccolta per ricostituire riserve e favorire il germogliamento successivo. Questa suddivisione aiuta a evitare spostamenti eccessivi di N verso le drupe e riduce il rischio di indebolire l'induzione fiorale.

Il fosforo mostra anch'esso andamenti legati al carico produttivo: le concentrazioni fogliari variano da 0,02% a 0,16%, con massimi primaverili e riduzioni durante l'allegagione nelle annate di carica, quando P viene mobilizzato verso fiori e frutticini. In suoli alcalini o calcarei, dove la disponibilità di P è limitata, una distribuzione autunno-invernale del fosforo migliora le riserve per lo sviluppo riproduttivo; nei cicli "on" può essere utile una integrazione mirata in primavera-estate basata sulla previsione di carico produttivo. A livello operativo, la programmazione dell'apporto di fosforo deve essere integrata con la stima della capacità di scambio del suolo e con analisi fogliari periodiche.

Il potassio emerge come elemento direttamente correlato a sviluppo del frutto e alla biosintesi lipidica: le foglie hanno mostrato concentrazioni tra 0,41% e 1,47%, con aumenti primaverili-estivi e forti traslocazioni verso le drupe durante la maturazione. La letteratura e le rilevazioni dello studio concordano sul fatto che Fino al 60% del potassio nelle olive può concentrarsi nelle drupe, giustificando interventi mirati nei cicli di carica. Sul piano pratico si consiglia una somministrazione di potassio in ripresa vegetativa (gennaio-febbraio) per sostenere attività radicale e crescita iniziale; nelle annate di elevata produzione è utile una seconda applicazione in primavera per accompagnare l'accrescimento dei frutti e i processi di sintesi dell'olio.

Il calcio, generalmente superiore all'1% nelle foglie, mostra picchi estivi più pronunciati nelle annate "off" e un decremento in maggio, in corrispondenza di fioritura e allegagione, a testimonianza della sua richiesta nei processi di divisione cellulare. La mobilità limitata del calcio nello xilema durante la stagione calda porta all'accumulo nelle foglie mature e al ruolo funzionale nella struttura delle pectine della polpa, con implicazioni sulla tenuta dei tessuti e sulla qualità della drupa nei processi di trasformazione.

Le implicazioni pratiche sono chiare: la fertirrigazione deve diventare dinamica e modulata sullo stato fenologico e sul previsto carico produttivo per stabilizzare rese e qualità dell'olio. Misure concrete includono monitoraggi fogliari e predittivi del carico, ripartizione temporale degli apporti di N-P-K come descritto, e attenzione al bilancio idrico in ambienti aridi dove stress termico e idrico accentuano la chiusura stomatica e riducono la fotosintesi estiva. L'adozione di strategie di nutrizione di precisione in oliveti tradizionali può contribuire a ridurre l'intensità dell'alternanza produttiva e a migliorare continuità produttiva e sostenibilità economica

Foto - www.teatronaturale.it

Teemad: Agronomia, Olivo & Olio d'oliva, Fertilizzanti

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