A Vinitaly 2026 è stato presentato lo stato di avanzamento di una sperimentazione che punta a rendere il Sangiovese più resiliente grazie alle TEA, le nuove tecniche genomiche applicate alla vite. L'iniziativa, promossa da soggetti pubblici e privati, mira a rispondere agli impatti del cambiamento climatico sulla viticoltura toscana e a preservare la qualità delle produzioni regionali. Primo Sangiovese con TEA in Toscana è il punto di partenza comunicato dai ricercatori coinvolti, che hanno illustrato i risultati ottenuti in laboratorio e il programma per le applicazioni in campo. La presentazione ha visto la partecipazione dei rappresentanti di Coldiretti Toscana, del CREA e dell'Università di Udine, insieme agli stakeholder locali interessati alla diffusione della tecnologia.
Il progetto è finanziato e sostenuto da più partner pubblici e privati che hanno istituito una borsa di studio e un piano di ricerca applicata; tra i principali enti coinvolti figurano:
1. Coldiretti Toscana.
2. Vigneto Toscana.
3. CREA - Centro di Ricerca Viticoltura ed Enologia.
4. Università di Udine.
5. Consorzio Agrario del Tirreno.
Le TEA (tecniche di evoluzione assistita) utilizzate nel progetto consentono interventi mirati sul DNA della pianta senza l'introduzione di materiale genetico esterno, basandosi su stimoli mutagenici localizzati con l'uso di Cas9. I ricercatori sottolineano che non si tratta di OGM né di incroci tra varietà diverse, ma di un'accelerazione dei processi naturali di adattamento per selezionare varianti con caratteristiche migliorate. Maggior resistenza a stress idrico e oidio è l'obiettivo dichiarato per le linee su cui si è intervenuti, con la selezione di geni noti per la tolleranza all'assenza d'acqua e per la difesa dalle principali fitopatie.
Dal punto di vista tecnico il percorso sperimentale è definito in fasi: dalla modifica cellulare in vitro alla rigenerazione della pianta, fino alla sperimentazione in vigneto e alla valutazione enologica del prodotto. I tempi dichiarati indicano che occorrono circa 18 mesi per ottenere una piantina partendo dalla prima cellula modificata, seguiti da prove di campo per verificare comportamento agronomico e qualità dell'uva. Prima vendemmia prevista entro tre anni è l'orizzonte indicato dai promotori, che vedono nella fase 2027-2029 il periodo in cui raccogliere i primi dati produttivi in vigneti pilota.
I vantaggi concreti attesi dalla diffusione di Sangiovese con caratteristiche migliorate tramite TEA sono multipli e indirizzati sia alle imprese che all'ambiente:
1. Riduzione dell'uso di agrofarmaci grazie a maggiore tolleranza alle malattie.
2. Ottimizzazione dei costi colturali e maggiore stabilità produttiva in condizioni di siccità.
3. Salvaguardia del territorio e della competitività delle filiere vitivinicole locali.
La scelta del Sangiovese come varietà target non è casuale: rappresenta la maggiore superficie vitata in Toscana e costituisce una quota rilevante della produzione regionale. I promotori hanno richiamato scenari climatici che già oggi rendono più frequenti episodi di stress idrico e di diffusione di patologie fungine, con impatti sul raccolto e sulla qualità del vino. Le istituzioni presenti hanno evidenziato l'importanza di mettere a disposizione degli agricoltori strumenti pratici e applicabili in tempi contenuti per mantenere reddito e valore territoriale.
Dal punto di vista operativo la prima pianta è attualmente in crescita in vitro nei laboratori del CREA di Conegliano Veneto, mentre la sperimentazione in campo è programmata a partire dalla primavera del 2027 con vigneti pilota in Toscana. I team di ricerca monitoreranno parametri agronomici (resa per ceppo, contenuto zuccherino, fenologia) e fitosanitari (incidenza di oidio, altre fitopatie), oltre alla valutazione enologica dei mosti e dei vini prodotti. Il progetto è concepito come ricerca pubblica applicata, con l'obiettivo di rendere disponibili soluzioni adattabili alle imprese agricole e non esclusivamente proprietarie di un singolo soggetto.
Le istituzioni regionali e le organizzazioni agricole hanno dichiarato che il trasferimento tecnologico sarà accompagnato da attività di formazione e supporto tecnico per gli operatori, oltre a un percorso trasparente di valutazione normativa e di comunicazione verso i consumatori. Saranno fondamentali le valutazioni su scala aziendale per definire pratiche di gestione irrigua, difesa integrata e vinificazione specifiche per le nuove linee. Il progetto conferma l'interazione tra ricerca e agricoltura come leva per affrontare la sfida della siccità e delle fitopatie, mantenendo attenzione a impatti economici e ambientali.
Foto - www.teatronaturale.it