La protesta degli agricoltori della Tuscia si è intensificata nel 2026 per la crisi del comparto nocciolo, con manifestazioni e richieste di intervento immediato alle istituzioni nazionali. L'Associazione spontanea per la tutela degli agricoltori (Asta) segnala una situazione che interessa migliaia di aziende e lavoratori nella provincia di Viterbo e chiede risposte concrete per salvaguardare reddito e produzioni. Oltre 6.300 aziende coinvolte è il dato che l'associazione mette in evidenza per sottolineare l'impatto occupazionale ed economico sul territorio. Le ragioni della protesta includono il crollo della produzione, il deprezzamento della nocciola sul mercato e il sensibile aumento dei costi per fertilizzanti, energia e irrigazione, fattori che comprimono la redditività delle aziende.
Secondo Fernando Monfeli, presidente di Asta, la classe politica nazionale non sta dando adeguata attenzione a una filiera considerata strategica per la provincia; la sua posizione è chiara e ripetuta nelle richieste dell'associazione, presentate come istanze tecniche e finanziarie. Asta denuncia inoltre che gli slogan sulla sovranità alimentare non trovano riscontro nelle misure concrete adottate, e chiede che le politiche agricole tengano conto delle specificità della nocciocoltura locale. Circa 22.000 ettari coltivati è il calcolo citato dall'associazione per misurare l'estensione della coltura nella Tuscia e giustificare l'urgenza degli interventi.
Le criticità fitosanitarie e climatiche aggravano lo scenario: la diffusione della cimice asiatica e gli eventi climatici estremi mettono a rischio le rese e aumentano la variabilità produttiva, richiedendo monitoraggi e piani di controllo più efficaci. Gli agricoltori segnalano inoltre che le misure di protezione attuali risultano insufficienti rispetto alla pressione dei parassiti e alle mutate condizioni meteorologiche, con conseguente aumento dei costi operativi. Per ridurre il rischio di ulteriori perdite nel corso della campagna 2026, le imprese chiedono accesso rapido a strumenti di contenimento fitosanitario e a sostegni per pratiche di adattamento climatico.
Le richieste principali presentate da Asta e dai produttori locali si articolano su più fronti e comprendono sia interventi economici sia misure strutturali per il comparto:
1. Sostegni economici mirati per compensare i mancati introiti e i costi straordinari.
2. Politiche per il controllo diffuso della cimice asiatica e finanziamento di tecnologie di difesa integrata.
3. Incentivi per investimenti in irrigazione efficiente e infrastrutture idriche.
4. Misure di mercato per stabilizzare i prezzi e incentivare filiere locali di trasformazione.
Gli operatori locali sottolineano che le misure richieste non sono privilegi, ma interventi atti a gestire eventi ritenuti fuori dal controllo delle singole aziende, come gelate tardive e ondate di calore sempre più frequenti. Nel documento consegnato alle autorità si chiede anche un calendario di confronto istituzionale che preveda tavoli tecnici con Regione Lazio, Ministero dell'Agricoltura e rappresentanti della filiera per definire piani di breve e medio termine. Gli agricoltori invitano infine a considerare strumenti nazionali ed europei disponibili nel 2026 per l'assicurazione del raccolto e per la compensazione dei danni derivanti da calamità fitosanitarie e climatiche.
Operatori e analisti locali osservano che, se non verranno adottate misure tempestive, il rischio è la perdita di valore di una voce economica rilevante per la provincia di Viterbo, con ricadute sull'occupazione e sull'indotto. Tra le possibili risposte tecniche citate dagli esperti figurano l'adozione di strategie di agricoltura di precisione per ottimizzare input e consumi energetici, programmi di diversificazione varietale più resilienti alle nuove fitopatie e investimenti in trasformazione locale per aumentare il valore aggiunto. Prezzi e introiti in forte calo è il quadro economico che spinge Asta a chiedere interventi immediati per evitare che molte aziende abbandonino la coltura o riducano drasticamente gli investimenti.
La protesta del 2026 apre ora una fase di interlocuzione: le istituzioni sono chiamate a rispondere con misure che coniughino sostegno economico, controllo fitosanitario e piani di adattamento climatico, mentre gli agricoltori organizzano iniziative di sensibilizzazione rivolte ai consumatori e alla filiera per valorizzare il prodotto locale. Le prossime settimane saranno decisive per definire tempistiche e modalità degli interventi e per verificare se le proposte di Asta otterranno risposte concrete a livello nazionale e regionale.
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