Secondo una lettera firmata da circa settanta firmatari, pastori, allevatori e agricoltori della Sardegna hanno scritto alla presidente della Regione, Alessandra Todde, per chiedere un confronto e regole chiare sull'agrivoltaico che definiscano un modello sostenibile per l'isola. La missiva, sottoscritta da produttori diretti e imprenditori agricoli, segnala come la crisi dei redditi, l'aumento dei costi energetici e la siccità stiano mettendo a rischio la capacità delle aziende di restare in attività e custodire il paesaggio rurale. I firmatari affermano di puntare sull'agrivoltaico come possibile strumento di resilienza economica e produttiva, chiedendo però che le norme regionali permettano progetti che integrino effettivamente agricoltura e produzione di energia senza consumare il suolo agricolo.
Nel testo della lettera si ricorda che l'abbandono delle terre è un rischio concreto legato alla progressiva perdita di reddito delle aziende e all'aumento dei costi operativi, energetici e idrici, fenomeni che aggravano la pressione sulle filiere locali. I sottoscrittori denunciano che moratorie, incertezze normative e ritardi autorizzativi stanno bloccando iniziative che potrebbero garantire ricavi alternativi e protezione delle colture, favorendo al contrario il rischio di speculazione fondiaria. Per gli autori del documento, la combinazione tra crisi climatica e fragilità economica rende urgente trovare strumenti che mantengano i terreni produttivi e le comunità rurali attive.
I firmatari spiegano il modello proposto: impianti con pannelli solari installati ad altezze tali da lasciare spazio per coltivazioni o pascolo sotto le strutture e con progettazione che favorisca la biodiversità e la qualità dei prodotti agricoli. Gli agricoltori sottolineano che agrivoltaico non consuma suolo quando è progettato per integrare le attività agricole, perché i pannelli sono montati in modo da consentire macchine agricole, pascolo e sistemi di irrigazione, e perché l'ombreggiamento controllato può ridurre stress idrico per alcune colture. Dal punto di vista economico, la possibilità di usare parte dell'energia prodotta per autoconsumo e vendere l'eccedenza rappresenta una fonte di reddito che può sostenere investimenti aziendali e prevenire l'abbandono dei fondi.
I firmatari chiedono alla Regione di aprire un tavolo di confronto e indicano quattro priorità indicate per trasformare l'agrivoltaico in uno strumento effettivo di sviluppo rurale: 1. Regole chiare e stabili per autorizzazioni e incentivi che diano certezze agli imprenditori agricoli. 2. Distinzione normativa netta tra impianti agrivoltaici e fotovoltaici tradizionali, con criteri che privilegino la continuità dell'attività agricola. 3. Istituzione di un tavolo permanente Agricoltura–Energia per definire modelli compatibili con i diversi paesaggi sardi. 4. Meccanismi per attrarre investitori responsabili che collaborino con le imprese agricole locali.
Nel dettaglio i firmatari richiedono che le regole prevedano parametri tecnici (altezza minima dei pannelli, spazi per il passaggio di macchine, standard di manutenzione e criteri paesaggistici) e strumenti finanziari che favoriscano la partecipazione diretta degli agricoltori o forme di partenariato pubblico-privato con clausole di tutela per il territorio. Vengono inoltre richiesti incentivi mirati per progetti che dimostrino compatibilità con produzioni di qualità, riduzione dell'uso di risorse idriche e mantenimento dei pascoli, oltre a procedure autorizzative accelerate per progetti conformi ai criteri stabiliti. I firmatari avvertono che la mancanza di chiarezza normativa sta già allontanando potenziali partner finanziari verso altre regioni, con perdita di opportunità di sviluppo locale e occupazione.
La lettera sollecita un incontro immediato con la Giunta regionale per avviare il tavolo richiesto e per concordare linee guida regionali che possano essere applicate nelle autorizzazioni e nei bandi pubblici, compresi strumenti di accesso al credito e forme di garanzia per le imprese agricole. Gli estensori puntano su progetti pilota che possano dimostrare risultati su resa agricola, efficienza energetica e impatto paesaggistico, e chiedono che la Regione valorizzi soluzioni con gestione partecipata tra agricoltori e investitori. La richiesta finale è che la politica regionale non si limiti a divieti ma costruisca un quadro normativo e finanziario che renda l'agrivoltaico uno strumento concreto per la resilienza climatica, la sicurezza energetica e la tutela del lavoro agricolo.
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